e fluisce dentro me le sue onde elettromagnetiche al vetriolo...
un altro show sta per iniziare,
poi crollo.
di cipolla rossa
e lo sfrigolio sfrenato
del chicco bagnato,
dondola nei suoi pensieri
una mora dai superpoteri...
Mentre mescola
e guarda il tempo,
senti l'olio
e il suo sopravvento..
Ah, come ruota il cucchiaio
in mezzo a quel pesce!
Un po'di timo alle narici
e il risotto ben ti riesce..
e la meta è ancora ascosa
io mi fermo e osservo quel che sono,
la mente inorridisce e il corpo riposa.
Nel mio sogno ogni nota vola e danza
gli occhi si chiudono e cambia il tono:
dice che è nata, bellissima
la vera e miracolosa armonia.
Guardo avanti e la luce è spada:
la mia bella, la mia adorata,
che mi dice "cambia strada!".
E s'infuria e stringe una forte morsa
che mi impedisce di riprendere la mia corsa.
La vita sussurra pungente fetore:
"che pensavi? Son'ormai alti i prezzi!"
La miseria di quella felicità svanisce,
la luce si spegne, niente guarisce
e tutto va in pezzi.
muro baluardo del loro scandire,
volevano intessere ruote nel cuore
pensare alle gabbie come atto d'amore.
Frequenza nutrita dagli organi
diamante scandito dagli angoli,
gregario giro di cicale,
clessidre volteggiano al tempo solare.
Che pace... una pace che tormenta,
una pace che ti fa pensare alle cose e
alle persone che non puoi abbracciare.
È una pace invadente e che mette timore,
fa tremare il cuore e t'offusca la mente.
Il fresco si posa sulle spalle riparate,
appoggio le braccia conserte,
alla gelida ringhiera di ferro
umide gocce si intravedono sulle cose
che ora guardi con occhi differenti, tristi.
Il cielo è più limpido stasera,
sarà per le scie delle preghiere che
hanno creato le loro vie tra le nuvole,
sarà che la luna sta illuminando l'anima
con una coperta fatta di lana e speranza.
Si respira piano, inspirando profondamente,
mentre le luci si spengono una ad una
restano le stelle a farmi compagnia.
Il cielo è più limpido stasera.
Qual foglia si mescola alla follia
del vento raccoglie le forze
una luce verde ebbra d'aria
ove grida virginea la natura
un miscuglio di rami flessuosi
godono a far il male per vendetta.
Lei ha occhi glauchi pensierosi
un sottile nastro rosso tra i capelli
un timoroso rigurgito di parole
che separa odio e sentimenti.
Si accartoccia come foglia
lesta a danzare nel dolore
vessillo infelice eppur amato.
Il suono che non ho sentito
il colore che non visto
oh che melodia meravigliosa
che tinta stupenda.
Leggo quello che non ho scritto.
Belle le persone che non conoscerò mai.
Credo sia questo l'infinito.
L'angelo immaginato,
La pioggia mai caduta.
Quello che non ci siamo detti
l'altra sera.
Il posto che ho sognato
quanto era vero il suo odore.
Mia madre che non ha fatto a tempo
ad invecchiare.
Credo sia questo l'eterno.
Quello che resta non rimanendo.
Quando il tempo non è più un regime.
Il quadro che non ho dipinto
ha una bella cornice
che non ho comprato
in un negozio dove non sono stata.
Ma non era tutto finto.
Era solo altrove.
...non ho mai detto che ti conoscevo...
...non ho mai detto che ero triste...
...non ho mai detto di lasciarmi in pace...
Ma gli scheletri nell'armadio
Fanno polvere nella mente.
Ma le termiti dell'armadio
Distruggono le membra.
nei naufragi della vita
lotta aspra ed insicura
lenta e dura è la salita
Gioco sporco col destino
fango dentro gli stivali
denti aguzzi di mastino
c'è di peggio a questi mali
Giro intorno ad un pensiero
nelle notti di sudore
faccio finta che sia vero
ma ci vuole un po di cuore
Tiro frecce e sbaglio il centro
... son finito sul cemento
Chiudi gli occhi: il mare è qui.
E la sua voce liscia,
Di donna, fragile,
Il suo discorso lento
Che leviga la roccia
Pregna di sale,
L’avvolge, e consola
La sua ingiusta tortura,
Un cuore di pietra
Per sempre vivo.
Apri gli occhi: il mare
Che pressa, la sua lagna,
E non c’è accordo
E la pietra annega;
Dietro di lei le tenebre negano
Anche la luce.

Un sol respiro ad unir bramate percezioni,
matite a calcar su foglio bianco
essenziale materia colorata a
dipingere un giardino di libellule e falene.
Pensieri oltre l'emozione, oltre la sensazione,
oltre l'essenza a divenir essenziale ed
imprevedibile, inafferrabile pensiero.
Cavallo a correr nella prateria e
sbizzarrir di fantasia la mente.
Prodigare in sospir di pianti e risa e
pensieri ad invader lo spazio
occhi e vocii in presenze astratte
inafferrabile sensazioni a crear visioni
favole in turbinio di vento e
al tempo ritrovar profumi.
Oblio ad accarezzar l'immaginabile e
nel fievol fluir a percepir il percepibile.
"Scrivevo dei silenzi, delle notti, annotavo l'inesprimibile, fissavo delle vertigini." (Cit,) A. Rimbaud
L'occhio veggente
mantiene la presenza
viva del sole
nel cuore della notte.
Vede oltre le nubi dense
a trama fitta, dell'essere.
Vede anche con palpebre
spesse e abbassate.
E soprattutto sente
per sinestesia.
Il caos dei sensi
infervora non solo il corpo
ma anche e più lo spirito.
Il tuffo folle nella visione
è sempre necessario
altrimenti la messa a fuoco
è impossibile.
Prima del colore,
di ogni colore,
Il buio, perfetto maestro di luce.
Il sogno comincia
con una frattura della luce,
rifrazioni di fantasmi
moltiplicati come schegge
di uno specchio
su muri di vetro.
Le sagome rimbalzano
tra i riflessi nudi.
E non comprendo
se siano vuote loro
o vuota io.
Poi decreto per una totale,
completa vacuità
delle forme, delle cose.
Potrei attraversarmi
vincendo la mia stessa consistenza.
infatti credo stia succedendo
assaporando la bellezza di un volo,
la leggerezza di un corpo
che perde l'illusorietà
di una concretezza vanesia.
Mii trovo in quel limbo
tra essenza e parvenza
e può essere solo
la pazzia assoluta
o un sintomo di risveglio.
Vorrei saperlo.
Ma la conoscenza
trascende ogni concetto.
L'esperienza prima di illuminare
spesso oscura
e il mondo sta svanendo
oppure solo io?
Maledizione, solo io?
Io chi?









