Vorrei farti leggere
l’orizzonte rapito dalle persiane
quando chiuse a metà rendono
la sera rosé scuro;
chiudiamo anche gli occhi
aspiriamo il senso finché
siamo amati l’un l’altro.
I pergolati d’uva sfociano con gli odori
nella cucina, riempiono calici e vetrine.
Bevi dai miei palmi: ti tocco il viso
perché esisti (ed io pure mi sento).
Vorrei farti scrivere dalla mia mano
lettere che non ti do,
che ci sedessimo qui sotto le tende
a scapito delle lune
a non parlar di niente,
vedere i rami del tempo crescere
fuori di noi. Essere natura
che si restringe in questo quadro bianco.
Tu non sai forse?
non sempre ho voglia di sognare.
Cediamo al sonno sfarfallando
al centro delle trappole.
Cadiamo dentro tu, io
materia della terra
senza timore.

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