Nel gam inatteso
sul vascello noi due
titani o figure
per nomi mangiati dall'orizzonte

Le mani incrociate
dietro la schiena ricurva
Fare il punto o non farlo
è sempre un predicare calma

Tu con i tuoi tesori
non me la racconti giusta
forse per non dare nell'occhio
o forse per non farmi sentire sconfitto

Non ricordo da quale ventre
te ne uscisti spavaldo
se sei fratello od amico
che mi tiene al caldo

Il mare sta risputando
gli scheletri dei cretini
che iniziarono guerre
sapendo di non poterle finire

I marinai sull'altro vascello
ridono a squarciagola
non sentono che è quasi deserto
e pretendono di farsi sentire

I tuoi occhi perduti
in qualche laguna troppo densa
vedrai che li ha raccolti una fata
che se è strega fa lo stesso

La tua bocca è screpolata
vedrai per i consigli cacciati
come un figlio cacciato di casa
che uscendo sbatte forte la porta

Parlo e mi parli
e parlando sembra che urli
di tutti i canzonieri che cantano i viaggi
senza conoscere il prezzo dello sbaraglio

Il mare quatto quatto
sta portando via la tua nave
e tu con le braccia incrociate
finché non capisce che te ne eri accorto

Forse è l'ora che torni
e forse ti parlo più in generale
ma tanto la fine del discorso
non arriva mai se di là
ci sono uomini in procinto di esultare
 
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

Ambra PILTI
+2 # Ambra PILTI 15-06-2015 00:49
E' difficile questa tua Nicola, c'è un presunto scambio, c'è il momento della ribellione, c'è la non comprensione la non conoscenza, c'è la sconfitta...e c'è anche il pensare di brindare ad una vittoria. Parli forse della stupidità dell'uomo, l'insensatezza, la vanità...poi arriva qualcosa che spazza via tutto. Insomma...non so se ho compreso cosa tu volessi dire...ma così la sento.
Buona notte...a presto leggerti, ciao.
Nicola Matteucci
+2 # Nicola Matteucci 15-06-2015 01:27
I "gam" erano dei pacifici incroci fra due navi in mare aperto: in sostanza uno dei capitani sbandierava e l'altro, accettando l'invito a salire, rispondeva con un cenno proprio del linguaggio marinaresco. Per questo testo mi sono ispirato ad un passo di "Moby Dick", ma, al di là degli snodi narrativi nel romanzo di Melville, ciò che volevo proporre era una sorta di "resa dei conti", un bilancio prodotto solo grazie al dialogo. In questi incontri, per spiegarne un po' meglio il meccanismo, i due equipaggi si radunavano su un vascello e svolgevano ludiche attività (giocavano a carte, bevevano, si raccontavano storie e barzellette), mentre i primi ufficiali si incontravano da soli sul vascello opposto e i loro discorsi erano sicuramente più "impegnati", rivolti alla gestione delle imprese e agli eventi politici più importanti. Qui subentra sicuramente un aspetto melanconico, riflessivo; subentrano, come ho immaginato, delle domande esistenziali: sono più i tesori perduti dall'inizio di queste avventure o quelli conquistati? Qual è in verità la sconfitta? Ne valeva la pena? Ma forse è troppo tardi per la realizzazione di una degna sintesi: il mare è frenetico, tenta con ogni mezzo di attirare l'attenzione dei due ufficiali; i marinai hanno nel sangue l'azione ma non la capacità di analizzare gli eventi (e forse è proprio questo aspetto a mantenerli in vita) e la mancanza di punti di vista fa pensare che in fondo il mondo abbia troppe direzioni. Insensatezza e vanità in questo caso intrattengono un rapporto di odio e amore, ma tutti gli aspetti più umani sono ormai in balia di un vortice che li risucchia e li risputa, per questo non si conosce la fine di questo sospirante dialogo.
Ambra PILTI
+2 # Ambra PILTI 15-06-2015 01:31
E' certo un testo importante, complesso...quindi ti ringrazio per la tua spiegazione.
Giò
+1 # Giò 15-06-2015 18:03
Già, era d'obbligo una tua spiegazione.
Una profonda riflessione, non c'è che dire!
Complimenti! Ciao...

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