Mi domandavo a cosa servisse il minifrigo
(il servizio in camera aveva decisamente qualcosa in più
e non mi costava il solo passo che serviva)
ma forse qualche altro universo
come escrescenza tumorale sul collo di questo
era rannicchiato proprio lì
fra un succo d'arancia di nome ignoto
e una birra immolatasi al suo posto
Tiravo avanti e indietro le tendine bianche
come se ogni volta la finestra proponesse un nuovo scenario
ma Roma era sempre lì
Irriconoscibile e frustrata
per la sua incapacità di spezzarsi
mantenendo la sagoma delle due mani che ci provavano
Sentivo cigolare il corridoio
come se tutta quella discrezione
fosse stata colta in fallo al principio
Ed ero mezzo addormentato ormai
con grumi di capelli sfilacciati
e attese di spettrali riverenze e frenetiche cortesie
Faceva su e giù (irritandomi non poco)
quella filippina indonesiana congolese
e qualunque malattia avesse sul viso
non toccava me (l'unico che forse avrebbe dovuto toccare)
e qualunque appetito riadattato
non lo placava qualche salata briciola di presente
Il rosso, il rosso, il rosso
la moquette e le pareti
tanfate di miele marcio
e aria condizionata all'improvviso
a gelare il sudore sulla fronte
C'erano o ci facevano gli schiaccianoci?
Era l'ora di quella inutile e formale seccatura
e oltre quella devastante porta girevole
venni immediatamente risucchiato
dall'anticlimax delle incazzature urbane

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