« Mi contraddico, forse? / Ebbene mi contraddico / Sono vasto, contengo moltitudini »
Come un poeta ambulante
osservo il colore delle stagioni
mutare in piacevoli punti di vista,
e da una penisola a forma di scarpa
arranco verso l’insigne anonimato
di un qualunque nom de plume:
sibilando il “non mi punire”,
e recitando sottovoce
un consolatorio
“esist gut”.
Stanco,
pigro,
sono io
quell’essere
che si allontana
dalla finta forma
della corporeità,
per tornare
(ancora)
all’albore
dei ricordi:
dove la vita
era un gioco
che si chiamava
“facciamo finta di”.

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charlie