Non so qual più dolor m’arreca,
se quella vastità,
ove ogni accento s’annega,
e il tuo, e il mio, ove io
se il guardo alla notte volgo,
tu al giorno,
ove, se pur impetuoso,
non un sussurro giunga del vento,
o se questo nulla che in seno sento,
ove, di sangue, e di lacrime,
e de le tue parole manco,
inerme posa il mio cuore, e stanco,
o ancora l’amaro saper che l’infinito,
che solo nell’attimo si disvela,
e a noi d’improvviso si svelò,
pian piano, nel tempo, diviene vano,
benché un giorno,
pur ancora troppo lontano,
sarà ricordanza, ora greve, ora lieve.
Seduto, intanto, con gli occhi volti al cielo,
un mite raggio di primavera
da questo pianto un poco mi leve,
e d’un passero il dolce canto.
se quella vastità,
ove ogni accento s’annega,
e il tuo, e il mio, ove io
se il guardo alla notte volgo,
tu al giorno,
ove, se pur impetuoso,
non un sussurro giunga del vento,
o se questo nulla che in seno sento,
ove, di sangue, e di lacrime,
e de le tue parole manco,
inerme posa il mio cuore, e stanco,
o ancora l’amaro saper che l’infinito,
che solo nell’attimo si disvela,
e a noi d’improvviso si svelò,
pian piano, nel tempo, diviene vano,
benché un giorno,
pur ancora troppo lontano,
sarà ricordanza, ora greve, ora lieve.
Seduto, intanto, con gli occhi volti al cielo,
un mite raggio di primavera
da questo pianto un poco mi leve,
e d’un passero il dolce canto.

Commenti
un RAGGIO DI VERA LUCE ...ALLA FINE DI QUESTO DOLCE CANTO.
RAFFINATO, DOLCE, SPLENDIDAMENTE RIFLESSIVO.....COMPL IMENTI LUCIANO E ..............UN CARO SALUTO.
LIETA SERATA
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