Se è vero che gli sguardi possono far crollare un impero,
guardami
ed io crollerò.
Se io mi vergogno anche di respirare,
non schiacciarmi come si fa con le cose inutili,
non farlo con me,
fratello della formica,
la prova più vera
per comprendere il paradiso.
Sono arrivato ad invocare le cicale
per avere uno sfondo,
per colmare il vuoto
e lasciare il mio addio
sulla tomba delle muse.
A questo mio vicino di vita
gli vedo davvero brillare gli occhi
quando indossa una giacca nuova,
ed io ti chiedo di salutarmi adesso
perché conosco la via
per il crepaccio,
ci so arrivare anche da solo, con me
o al tuo fianco.
Tu non mi saluterai,
non adesso,
so che non lo farai
perché io non parlerò.
So per certo che la mia rabbia,
quella che mi fa dosare le parole
per non sbattere questa tastiera nel muro
e poi piangerci sopra,
si calmerà prima o poi
almeno prima della mia morte.
Gli imperi cadono,
le formiche si calpestano,
le cicale tremano
pensando all'inverno.
Tu non mi hai salutato.
Chiudo.

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