L’ha chiusa quella stanza e buttato via la chiave
il giorno che le sirene hanno smesso di cantare
la sua canzone preferita. E’ ripartito dal vocabolario
dei suoni, i toni sfumati a est del precipizio
e gli acuti a dardeggiare il viso al tramonto
tutto pronto per affrontare l’ultimo giro d’orologio.
Il necrologio sul giornale era una festa, per chi resta
sulla fune sospesa tra due pareti di ghiaccio
poi gli tornò in mente l’aurora e il canovaccio
della fiaba del camaleonte e di quando alla festa
dei barcaioli aveva bevuto champagne per sfregio.
E sparì ogni dubbio, le stanze del cielo un acconto
del paradiso, la porta d’ingresso nel solstizio
d’estate, era ormai tempo di bussare, il diario
scritto sino all’ultimo rigo, la notte per brindare
insieme alla donna della sua vita, lì sull’astronave.

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