E sento la stanchezza della memoria nel vuoto
improvviso di te, il rigurgito dei pensieri,
i sentieri senza sbocco, quel pezzo di cuore
che manca e il naufragio del talento.
Poi, se riappari, al diradarsi delle nebbie,
col disco del sole in alta definizione, giallo
estremo, allora cambia il senso di me.
Non il conto delle forze - c’è un perché
se la corda del violino si spezza ed è in stallo
ogni progetto- vedo ancora cornici e gabbie
a chiuderci la visuale, sarà solo un momento,
oppure è questo che ci resta, un morso di dolore
che incide la carne, l’oggi uguale a ieri
solo per un istante col volto rivolto all’ignoto.

Commenti
a proteggerci dal nulla c'è un viaggio tra travi, legni, pesci
il soffitto è quello delle notti, le lune sono vuote
al loro posto ho le tue braccia
cornici e gabbie nei sogni e noi ali..