Poi dopo un lungo silenzio
lei mi parlò,
la voce era dolcissima
mi guardava...
Con quegli occhi tenerissimi.
Io non capivo più niente
perdendomi
nell'oblio della sua mente
la guardavo
come un bimbo curioso,
fremevo dalla voglia,
era come aprire un bel regalo.
Viaggiavo fra le nuvole,
mille pensieri mi attraversavano la mente.
Dio mio...
Che cosa sarei senza di lei.
Sssssssshhhh…silenzio…
parla la biscia del sonno
fa un giro di spire
e sfolla i dintorni
Inseguo la sfumatura piumata
all’estrema pianura del mondo
rimarrà irraggiungibile
come ogni volta…
Appena in tempo
mi balbetto l’ultima idea
poi s’annoda la lingua
all’aroma del soporoso papavero
Anonimamente mi attira a sé
il lato b di un’icona
Qui dentro gli occhi miei
riflette il suo splendore
ho in mente solo lei
ma pare non m'ascolti
sbatto la testa più volte
è un muro di cemento
io col cuore ci sto parlando tanto
ci perdo notti intere.
A farne una ragione
non giungendo a conclusione.
Non so più cosa fare
vorrei capisse
che sono disperato
mi son rivolto anche alle stelle
ma loro han voltato le spalle
con fare sconsolato
ho chiesto al sole
mi ha dato una speranza
adesso non lo nego
ci credo davvero.
un'ombra
in movimento
cammina
vivendo
di colpo
nel ventre
del suo amplesso
pericoloso
che non fà mai estate
trasformandosi
nel randagio
che è
bisbigliando
rodendosi dentro
sul letto di crimini
commessi
inesorabili
per quell'aspetto
che un criminale sempre resterà
anche se basta dirà
alle mani assassine
incidono nel presente
che se ne andrà
a pascolare
sulle alture
del ricettario
scaduto
munito di agende
segrete
assillanti
interruzioni
dibattiti
instancabili
forzati
dagli scontenti
amanti del piacere
rivestito
in un bicchiere
svuotato
nei teatri
di cose perdute
sfiorando il pensier
e audace sale
nel suo labirinto
infernale
che s'innalza
abbandonando la nave
degli allori
costernati
a ridosso del mare
del divagare
proiettato
dal tempo
tiranno
con un solo desiderio
di essere bello
seduttore
clandestino
impregnato
d'amor
fantasioso
tra braccia
insaziabili
avvolte in vestaglie
trasparenti
profumate
di intense sensazioni
destinate
a evaporar
questa vita
percorriamo
i nostri destini
e involontariamente
ci facciamo travolgere
dalla furia degli uragani
che aggrediscono gli occhi
distruggendo ogni cosa
stelle di cartone
che non valgono più
niente
nel bel mezzo della recessione
dello spartimento
delle acque
lasciate scivolare
sulle scogliere
asciugate
dagli amori
che ammirano
le gocce spensierate
in un viaggio
immaginario
Che ne sarà di voi
giovani pieni di vita
non vi danno
nessuna speranza
voi ragazzi con gli zaini pesanti
persi a studiare
nei banchi di scuola
per avere un futuro migliore
ma poi chissà come andrà a finire
che ne sarà di voi...
Giovani con voglia di fare
con questo lavoro precario.
C'è tanta passione nel cuore
ma poca strada da fare
non vi danno opportunità giovani piene di vita
farete senz'altro fatica,
ma non fermate la vita...
bambino
affannoso
pentimento
che corri
saltando
da un punto
all'altro
del tuo percorso
inestimabile passo
affrettato
di un sole
che non sorge
al di là
dei mari
dei tuoi occhi
ingenui
fermi
sulla riva
appollaiandosi
in sordina
nel simile odore
dirompente
contando
quanto rimane
per la quiete
dentro di te
alla battigia
affollata
al via vai
dei bugiardi
terra bruciata
che assurdità
mi fermo a pensare
e male mi fà
nella diversità
di bambini
denutriti
e colmi d'avidità
di risate
disegnate
nel vento
in poppa
vincente
e sicuro
della sua solidità
indifferente
apatica
per stupidità
senza un motivo
appariscente
segreti
sigillati
nel lucchetto
della serratura
del cuore
che viaggia
frugando
gli istanti
sospirati
nelle bufere
di specchi
falsificati
presentati
a un'anima
travagliata
tra rimorsi
infiniti
per ridare una speranza
andava oltre
i confini
del margine tracciato
del suo povero destino
stagioni
affamate
di storia
sicura
che arrivò
sul pelo
dell'acqua
in un'abile mano
su tela
dipinta e incantata
da forme generose
che baciarono
sulla prua
di una nave
affondata
rimanendo sole
a piangere
nel ghiaccio
assassino
la sua voce era delicata
sentiva nel silenzio
il suo tormento
che nasceva
la paura
assalire
forse ricordando quell'attimo
sfuggente
capitato per debolezza
o confusione
in un buio creato
per gli spifferi
d'aria
che imbarazzavano
preparandosi
e salutando
con un arrivederci
pensato al suo ritorno
il suo fuoco arde
e ci riporta all'origine
di polvere che eravamo
e ritorneremo
a coprire la pace
dell'oltretomba
fiorita
e innaffiata
inondata d'amore
cosparso
di pianti raccontati
al cimitero
la casa dei sogni perduti
speranze invocate
invano attese
in fiammelle che si spengono
sciogliendo i ricordi
nei freddi attimi
scaldati, dal lume
della ragione
delle siepi
delicate
imbiancate
dalla neve
che ricorda Gesù
della stella indicata
ai fedeli inginocchiati
passati
alla storia
sui presepi
ideati
dall'ingegno invernale
atteso da grandi e piccini
nel rivedersi tutti bambini
nella mitica magia


