Vola leggera
come una farfalla
ballerina
sul palco
dei sogni
celesti
desiderati
dai provini
dentro pensieri
equidistanti dal tempo
con il sipario che si apre
annunciando le danze
nel riflesso
di un eterno specchio
romantica onda
d'artistico debutto
accolto calorosamente
dalla platea
che si cala nella scena
dell'incantesimo
di un volo
spensierato
ti rialzi
ma gli ostacoli ci sono sempre
ad aspettarti
subito
dietro una curva
con i fari
che accecano
e impediscono di vedere
pericoli di quel nero
severo
che ferma il respiro
facendo spaventare
come un gatto nero
che attraversa la strada
nella corsa affannosa
del suo incosciente disperato destino
del battito impazzito
chiuso fra le spire glaciali
immerse sul laccio
di un abbraccio
che il vivere ridà
i vostri cari
camminando
verso zone straniere
profumate
di orride mutilazioni
disseminate
in un campo
di sterminio
che colore non aveva
Ricorda
e ricordava
uomini
imbronciati
stuprati
dal passato
da quando sono nati
in paesi bruciati
dall'ignoranza
affamata d'amor
nell'austera
ostinata vendetta
dell'anima
mai nata
Or che sei dentro
sto core
mai più potrai sfuggir
dolce gazzella
quelle leggiadre curve
la bocca tua carnosa
fanno di te una femmina
calda...appassionata
Or che io ti ho trovata
l'anima mia è felice
quieta sto core
dopo lunga tempesta
dagli un po’ pace
con il tuo amore
perché sei tu
la donna sua infinita.
Fissando il tizzone in fin di vita
lo lascio acceso, negli occhi
a fumarsi l’illusione di eterno
Assenza in piccole dosi
e nella foto seppiata
sbiadisco verità senza date
Quel che s’insinua dal legno
è il canto del tarlo alla vena
L’animale nel bozzolo sverna
a dispetto di questo spazio enorme
forma di prigione
dove il corpo accade, dato di fatto
e testimone più crudo
Dio come l'amo
pareva semplice avventura
invece adesso
il cuore mio
urla amore
Dio mio...
non mi pare vero
d'esser così stordito
non sento più parole
solo una voce dolce...
la sua
che batte forte
fa scoppiar le tempie
pareva non m'importasse nulla
dell'amore...
ormai per me accantonato
in un angolo di cuore
come fuoco ardente
s'è riaccesa la mente
Dio mio che donna
la mia.
libero
da ogni vincolo
di afosa aria
inclinata
un gioiello
viaggiatore
assopito
in limpide acque
inghiottisce corpi
che speravano
di scrollarsi
aride sabbie
di lune
stanche
della solita vita
tutti i giorni uguale
stille al disgelo
delle cere segnate
flauti senza allegria
echi deserti
toni duri
che si addensano
quando in programma c'è una brillante
vacanza
tra delicati discreti sospiri
su amare, sentite nostalgie
Tragedia dell'isola del Giglio
Ho la testa
in confusione
sembra quasi
un motore a scoppio
i miei denti
come ingranaggi
battono forte
dalla rabbia
la mia lingua
è una bronzina
vecchia stanca consumata
i miei occhi
son fanali
con due lampade
usurate
Ho la testa che mi gira
sarà il vento
oppure l'ira
questo mio motore
è stanco
vuol soltanto riposare
dopo un lungo viaggiare
Ho la testa
che mi dice
di ricominciar da qui
se c'è lei
che poi mi aiuta
andrò a mille
più di prima.
Voglia di campagna
non mi arrendo
al pensiero di andarmene
da questa città
di fabbriche e fumo
Voglia di aria pulita
di pensieri lontani
La mia amica di sempre ha deciso
molla tutto e viene con me
due biglietti e via
dalla città
che ci ha visti nascere
crescere
ma non ci vedrà morire
Voglia di campagna
di corse nei prati
senza traffico ne smog
dove nessuno ti dice
cosa devi fare o dire
voglia di aria pulita
odore di grano
respirare il soave profumo dei fiori
voglia di andare via
dalla città.
Mi fermo a cercarti
tra gli odori della legna
arsa e dei camini,
tra le pagine di luce sperse
tra finestre chiuse, affacciate
sui vicoli antichi e deserti.
La voce delle pietre
che si affollano nel centro
risuona come un tonfo
inascoltato.
Perfino il sudore dei
campi e l'odore della paglia
sulla via del ritorno
è incolore e lontano.
Dove sono le grida dei bambini?
E le ciance delle donne,
e i cappelli dei vecchi
timorati di Dio?
Come gli antichi mestieri
che si accalcavano nei borghi
così il focolare tuo si spegne
svuotato degli amori
e le fatiche della gente.
Nell'aria una campana
scandisce il dolore
di un paese che si spegne.
Dal camino spento ronzano
calabroni morti
nebbia di cunicoli
s’insinua al palato
Ma io resisto
attratta da un senso di finito
Irrinunciabile prova
imparare a pensare di sbieco
Sotto la veste un nodo
trattiene i muscoli
alla luce, dò segni di (ben)essere
per catarsi scenica
Del lieve crampo
non mi disturba il dolore
piuttosto un oscuro sbadiglio
manda in sabbia il muro di creta
Certezze espiatorie
in un falò
di fumo…
Gocce... di pietra perse nel tempo
cadute tra un passo e l'altro.
Massi ... di lacrime versate per
pagare le nostre emozioni.
Luna solitaria
trai dai miei pensieri parole
e scava su carta le mie
lacrime.
Lasciami scorrere in questo tempo
ascoltando il mio eco
sussurrato tra valli,
prenderò quel sorriso
che l'eco riporta
tra mille carezze
di essenze
nel vento.
picchia sempre più forte
la cerco...
Mezzanotte e lei non c'è
apro gli occhi
un'ombra...
E' un miraggio
non è lei
l'orologio batte l'una
interminabile notte
il mio pensiero è sempre lei
amore...
Le quattro...
Ancora son sveglio
non dormo
mi rigiro dentro il letto
amore ti penso
addormentata...accanto a me
sudata...soddisfatta
intanto batte l'ora
son le sei
si leva lentamente il sole
notte insonne...
passata a scrutare le ombre
un'alta notte senza senso.




