Ti cerco nelle pozzanghere
di qualsiasi dimensione
tra le buche dell'asfalto
e le ringhiere
T'ho vista
a scrutare il diluvio
ma spiovve
e inclinare parole più docili
mentre il cielo diventa
padrone e le nuvole
svaniscono
Ti cerco tra i mille modi di dire T'amo
io t'amo più dell'odio
Potrei ucciderti stanotte
o passare l'inferno
tra quattro mura e mille stanze
condannate a farti movenza
come fossi d'urgenza urbana,
una voglia dorsale,
statiche
che più t'angolano dal verso
lungo destrezze rapide d'ogni premura.
Sogno destarti l'intenso in ogni tuo breve,
e la voluta che salga pure a norme di fumi
più lievi del cancro, del luogo permasto
a valide rese, sconnesse le travi
per ogni alto piano; dominanze del fastidio
nei caldi segmenti nutriti di peste o catrame.
Eppure non celi che flussi al tuo lato cadente,
come disfatta, nel permeante più grave,
la strage di carne in attesa.
Ma non declino l'invito gia fatto
seppur danzando ti ho cercata
tra mille pozzanghere asciutte
poi sei arrivata di fatto
stanotte a cogliermi sveglio
sorridendo
hai detto: andiamo nel giardino del crepuscolo
dove c'è vita eterna
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