Cammino adagio lungo il molo:
m’attrae la quieta voce dell’acqua.
Cammino adagio e sono solo.
Se col tempo la vita s’annacqua,
se l’emozione muore nel grigio,
meglio scomparire, meglio il nulla:
di me non resti neppure un vestigio.
Il cielo si slarga in distesa brulla,
stanchi gabbiani sbandano nel vento,
Nubi all’orizzonte in sparse file,
il sole alita nell’alone spento.
Che importa? Mi chiamino inetto, vile.
Se ormai anche la pena si stinge
e il terreo tedio mi attanaglia,
si districhi il nodo che mi stringe.
E già la sera è lunga gramaglia.
0-5 EE 6 sgng