Giace in una fossa sotto i carrubi
intagliati in cuprei contrafforti.
Distanti si sfibrano poche nubi,
ripide ombre su botri contorti.
Illusioni così presto infrante,
lacrime asciutte, grida soffocate,
i singhiozzi del ghibli sull’Atlante
fra le dune e le gole strinate.
Vedovo l’uomo, ora perde il figlio:
“Lo vuole Iddio”, ma il dolore
macera nell’assenza. Come artiglio
l’anima dilania e il cuore.
Chi sognava giorni pieni, felici
giace tra le pietre del deserto.
Alligna il male con le sue radici
nel fato umano, iniquo, incerto.
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15-08-2026
Commenti
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Chi sopravvive non ha colpa, ma ha il dovere di vivere al meglio, come avrebbero sicuramente voluto le care persone che ora si piangono.
Poesia splendida che riesce a toccare le corde del cuore!
Buona Vita.
Caterina
Ciao
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