Vetro smerigliato la luce opaca
del pomeriggio. Nell’ora che anela
all’eterno, nel tedio che non si placa,
inseguo il bianco soffio di una vela.
Tu, noi, gli amici, parole piene
di niente. “Niente sarà come ieri”:
non badano alla pena che preme
il petto, a chi sono, a chi eri.
Mi manca il silenzio intarsiato
di promesse. “Fu solo una chimera?”
Mi manca il libeccio ricamato
di sogni nel respiro della sera.
Vicino all’abat-jour la tua immagine,
una lacrima, lo sguardo lontano,
un libro d’ore, sgualcite le pagine,
benedicevi con la scarna mano…
L’amore di una donna, un figlio,
i giorni uguali ai giorni, l’amaro
nettare della vita. Nel groviglio
delle delusioni nessun riparo.
Sono andati via: scosto la tenda,
è tornata la quiete e sono solo.
Attendo che un astro s’accenda.
Si spezza un raggio, muore sul molo.
06-20 EE
Collidono gli accenti, si smembra
la verità che l’incoscienza nega.
Il mondo adesso è quel che sembra,
un incubo malvivo, una piega
nel tempo dove il buio s’assembra.
Il nodo della sorte non si slega,
se ricuci i tagli sulle membra,
mentre il rasoio del sinibbio sega
il cielo. Felice chi non rimembra,
chi al sogno sanguinario non si lega.
Dimentica che cosa ci fu tolto,
distogli gli occhi da occhi senza volto.
06-06
Sil. 1-4
Tessete, o rondini, esili trame,
quasi il cielo fosse ancora un regno
azzurro e non squallido velame,
come se la vita fosse il disegno
d’un dio saggio e non scarabocchio.
Cabrate agili, sùbiti decolli,
tra fili di vento un nero crocchio,
danza agitata, movimenti folli…
Ed io che ti rivedo nella larva
della memoria, in questi giorni
incrostati, falde bigie di varva,
congedi senza addii né ritorni,
fingo la vita, la farsa consueta
- sorrisi abbozzati, i soliti incontri -
in cuore una pena atroce, segreta,
emozioni in incessanti scontri.
Così, mentre ormai varco il confine
tra il vuoto futuro e il nulla passato,
guardo nella sera le stelle: spine
pungono l’orizzonte desolato.
06-6
I understand that all is lost
The image shows me what I’ve become
And now I am just a ghost
And nothing can confort me
Because of this destiny
Nothing can support me
In this misery
When I watch myself in the mirror
I comprehend that every dream has gone
The glass tells me where I sank
And I feel totally alone
And nothing can confort me
Because of this destiny
And nothing can support me
For this misery
Since I lost my faith
And I met the fate
No one and nothing can rescue me
And nothing can confort me
Because of this destiny
And nothing can support me
In this misery
6-3
Nel cielo il volteggio della colomba
nel mare il greggio prende fuoco,
non è un gioco è molto peggio
sul pianeta la pace è un miraggio
l’intelligenza in colonne di fumo
artificiale l’intelligenza sui droni,
esplosioni e boati nella notte
di giorno non si vede l’orizzonte
il gufo osserva con pazienza
il golfo in un attimo infiammato,
diritto internazionale bruciato
la guerra preventiva infiamma.
Ḗgō nḗc
sĭnĕ tḗ
nēc tḗcum‿ēxcḗdĕrĕ pṓssum.
sā́nguēn ī́n mănĭbū́s flṓrĭbŭs ā́b vĭtrĕís
Traduzione libera:
Né con te né senza te posso morire.
Le mani sanguinano: hanno colto fiori di vetro.
7-7-12-2-2-2-2-1-2-2-2-1-0-2-0
Se mai passerai da queste parti
Ti riconoscerò,
stai certo
e tu ti fermerai un po' con me,
ti prego
ci saranno echi come di festa
e rideremo insieme,
lo giuro.
Zitta zitta ascolterò storie
di guerra,
di boschi
di orti
poi saprai cose di me
non vedrai il mio squarcio, nemmeno mentre ti accarezzerò,
e sarai contento di me quando ti alzerai per andare.
Mi racconto come si faceva
una mattina di freddo, insieme seduti sul muro
bastava, diceva
alzarsi
e voltare alla prima curva
quella con gli alberi segnati dal gesso
alzarsi
e camminare come per andare.
Con i capelli sugli occhi si alzò e lascio vuoto il muro vicino
camminò come per andare voltando alla prima curva.
……………………………………………….
Continuarono gli operai che lavoravano ai margini della strada.
Continuarono i giochetti stupidi, i luoghi comuni, le frasi fatte, i sorrisetti di convenienza
Finii di cercarlo
Finii di immaginarlo voltare
e disfarsi nella pelle sdrucita dal freddo
rimasi lì
col racconto spezzato
a guardare
la fine dei lavori
Ogni giorno è sempre più lontana
la felicità, breve il tempo brucia
sulla catasta di una vita vana.
Muore la speranza nella sfiducia.
Gli astri, distratti e indolenti,
risplendono oscuri sui gioghi,
cosparsi di lacrime sofferenti.
Andasti: io soffoco, tu affoghi.
12-02-2026-7-9-11-17
Vento intriso di pioggia e acre,
lievi pendii con orme di passi
e una viottola fra ombre sacre
conduce a un boschetto di tassi.
Stanco cammino in stanchi occasi,
malinconica immagine smarrita,
si scioglie all’aura l’eco traudita,
di silenzi i luoghi ormai pervasi.
Enigmatico regno, adito ignoto
riaccende nel ritorno speranze,
percorse da emozioni vibranti.
Ora che il tempo è inane e vuoto
e intravedo perdute distanze,
mite m’accogli, gli occhi raggianti.
NO!!!!!!!!!!!