Tessete, o rondini, esili trame,
quasi il cielo fosse ancora un regno
azzurro e non squallido velame,
come se la vita fosse il disegno
d’un dio saggio e non scarabocchio.
Cabrate agili, sùbiti decolli,
tra fili di vento un nero crocchio,
danza agitata, movimenti folli…
Ed io che ti rivedo nella larva
della memoria, in questi giorni
incrostati, falde bigie di varva,
congedi senza addii né ritorni,
fingo la vita, la farsa consueta
- sorrisi abbozzati, i soliti incontri -
in cuore una pena atroce, segreta,
emozioni in incessanti scontri.
Così, mentre ormai varco il confine
tra il vuoto futuro e il nulla passato,
guardo nella sera le stelle: spine
pungono l’orizzonte desolato.
06-6