In autunno l'anima penetra il grembo
del proprio sentire vento di scirocco
porta le fronde di pioppi e faggi
ad imbrunire

L'aria più non odora di mosto e di vino
Scura è la noce della Capinera
si sperde la voce

Le mattine si raggomitolano le une
sulle altre sonnolenti come bacche acerbe
e colora gli iridi una malinconia
inerme
Un allegro vociare più non anima la via

Cadono lacrime dal cielo sul selciato
come lumi ormai sopiti, e sogni irriti

Gli alberi sono scheletri di corteccia,
le loro membra tese verso il cielo smunto.

L'effluvio dell'estate ormai consunto.
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Profilo Autore: Arianna Mosconi  

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