In autunno l'anima penetra il grembo
del proprio sentire vento di scirocco
porta le fronde di pioppi e faggi
ad imbrunire
L'aria più non odora di mosto e di vino
Scura è la noce della Capinera
si sperde la voce
Le mattine si raggomitolano le une
sulle altre sonnolenti come bacche acerbe
e colora gli iridi una malinconia
inerme
Un allegro vociare più non anima la via
Cadono lacrime dal cielo sul selciato
come lumi ormai sopiti, e sogni irriti
Gli alberi sono scheletri di corteccia,
le loro membra tese verso il cielo smunto.
L'effluvio dell'estate ormai consunto.
