L'anima inciampa, si impiglia
affanna, quasi in apnea
cianotico colore che somiglia
al cielo quando il temporale crea.
E poi, poi basta poco,
per tornare il sereno
ricominciar daccapo
e non riuscire a farne meno...
E intreccio con le dita
i tuoi capelli:
mille miliardi di fili di seta.
Io, io li conosco tutti i tuoi capelli
a ognuno di loro diedi un nome,
e ci passai i giorni miei a coltivarli:
io contadino tu, terra senza tarli.
E quando torni qui,
l'anima una sua idea ritrova
e grida ad una vittoria (povera)
consapevole d'amaro convincimento,
ma adesso le importa solo che ci riprova.
Fino a che tu mi fermerai le mani
e mi chiederai una volta ancora
d'andar via, via dal tuo domani
ed io ti guarderò con gli occhi di chi spera.
E poi, ubbidirò chinando il capo
per non vedere quel tuo sguardo
che tante volte da te mi ha allontanato
e per soffrir di meno di quel tanto...
Per mille giorni io inciampai in te
quando ti supplicavo di rifletterci
quando a singhiozzi io, io respiravo
e tu mi rispondevi "... non pensarci"
Tu eri il farmaco che curava la mia malattia
la trasfusione di plasma che dà vita
la marijuana della mia fantasia
e il cielo azzurro qui tra le mie dita.
E oggi, sei l'essenza, il succo della vita
il tempo della felicità intravista
l'esultare per la tua vinta partita
il primo dei pensieri in una lista.
Per questo l'anima
ancora in te s'impiglia
ed il pensiero mio, da te ritorna
e la mente, la mente a volte vola
ma un filo corto d'acciaio la ferma.
Ed è in quel filo che io inciampai
quando mi dissi: "... caso mai,
rinuncio al bene che mi dai..."
E adesso, ancora sono qui...
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