Credimi
se dico spesso
che sono stanco.
I miei occhi vedono
quanto e più di anni fa
ed è per questo
che si socchiudono
come a creare
fotogrammi unici,
adesso.
Le mie gambe
corrono meno
eppure sostengono
storia minuta,
quindi eroica
come quella di tutti.
Personale.
Colonne nate deboli
come palafitte
evolvendosi,
rafforzandosi poi
nel viaggio.
Credimi
se dico spesso
che sono forte.
Mi sono preso per mano
in tempi lontani
ed in luoghi ieri noti
e oggi dimenticati
e ti garantisco
che è stato faticoso
camminare a lungo
nella sabbia incerta
del credersi uomo,
costringersi a proseguire,
e poi proseguire ancora
fino ad esserlo.
Non credo esista
un viaggio più denso
di incognite
e trappole,
più intimo e
ferocemente mai concluso.
Un viaggio.
Nella più completa assenza
di istruzioni,
sicuri esempi,
indicazioni
almeno rassicuranti,
se non certe.
Credimi infine
se ti dico
che sono felice.
E perdonami
se sono privo di pudore
nel dirlo:
so che “non sta bene”
affermarlo
così esplicitamente.
E chiedimi,
momento per momento,
di regalarti
tutte le età della mia vita.
Io, adesso, le possiedo tutte
e sono rapidissimo,
finalmente,
nel passare da una all'altra.
Senza alcun vincolo di tempo
o di pensiero...
con te.
Abner Rossi
(25 Dicembre 2011)

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