Nell’eternità dirottata
neanche la polvere
e senza un vento gentile
o un'alchemica sera,
dell’infelicità ci si innamora.
Senza una tregua
ci si può incurvare
nel divenire più solitario e meno degno,
diventar sottili ancor più di un sogno.
La nebbia poi, ti entra dentro i pori
come malattia che prega
per le tue vene perse altrove.
E come si rimane soli
e com’è vasta la palude:
t’abbatte tra le braccia e non t’illude.

Commenti
Resta l’infelicità, una condizione tragica senza soluzione, come i classici insegnano dai tempi della Grecia antica, in cui l’individuo si trova a dibattere con sé stesso, immensamente solo, avvolto da nebbie che tirano in basso, in paludi senza fondo che entrano in tutti i pori dell’essere, senza lasciare illudere nessuno. Oggi più che mai. Così mi pare. Ciao
endemicamente in ognuno noi, ogni tanto alza il livello di guardia e si fa sentire come pugnale
che gira nella piaga. Siamo esseri soggetti da millenni a dover far conto, di tanto in tanto,
con quel dolore che lacera e, a volte, consuma l'individuo. Versi che mettono in risalto
egregiamente questo disagio che colpisce l'anima e tu l'hai versificato ottimamente.
Un saluto Hera, Grace
è un sentimento che ferisce profondamente, ma a volte per forza di cose, almeno per un certo periodo ci si impara a conviverci, poi col tempo si
attenua, ma mai sparisce .... complimenti mi è piaciuta molto ...
Compresa e ben descritta dai tuoi versi .
Condivisa. Brava