Quella nuda lampadina.
Oscilla quel bulbo oculare
come in uno splatter.
E illumina il grigio:
tonalità sovietica.
Demodé all'europea,
ma tanto le candele si scioglievano
come plastica americana.
I portarittatti emanano un certo odore.
Ossia: non ne hanno alcuno,
se non per la punizione delle etichette.
Tentennano sinestetiche mattonelle
senza soluzione di continuità:
maculate, sudicie, mimetizzate a loro stesse.
E le credenze in cui tengono prigionieri i santi?
Quelle sì che fanno ridere.
Santi che bestemmiano
e tirano testate ai vetri
e li crediamo santi
perché non hanno la forza di romperli.
Quello non è Gesù:
è un Erlkonig
(scherzone di anni fa).
Il servizio buono. Talmente buono
da non essere mai usato.
Ma la nuda lampadina.
È lì. Ora puttana, ora vetrina;
ora bauscio dell'assonnato, ora pendolo.
Ora questo, ora quello. Ora.
Ma porta dove il tempo impazzisce
come in una valigia, come in un lager.
Il giorno in cui esploderà quella bolla
voglio che sia presente il mio psicologo:
perché col cazzo che la cambio.
