Quartine di endecasillabi a maiore in rime alternate.
A meno d’un chilometro da te
seduto sulla solita panchina,
dopo aver preso tardi il mio caffè
che avevo quei controlli stamattina,
ormai semplice scusa per venire
sperando di trovarmi ad incontrarti
ma resto muto a non far trasparire
che sono qui: non voglio disturbarti!
In questo parco certo non ci vieni
e chissà in che faccende affaccendata
sperando sian momenti tuoi sereni
di cui sia fatta questa tua giornata.
Io m’accontento d’esser più vicino
invece che nel solito villaggio;
se ci incontriamo… colpa del destino!
Tra un po’ mi muovo a nord, forza e coraggio!
Bastano meno di dieci minuti
metto il mio dito sopra il campanello,
il tempo di scambiarci due saluti.
Ma no, resto qui al parco, il tempo è bello.
E ho tempo per sognarti ad occhi aperti
che prima del tramonto non ho impegni,
mentre uccellini e cuore fan concerti
restiamo in separati e chiusi regni.
Scrivo pensando a te due scarabocchi
mentre sconfitto aspetto venga sera
celando le mie lacrime negli occhi
mentre m’avvio per prender la corriera.
21/02/2025

Commenti
L'intensità delle lacrime finali dà il peso a tutta la leggerezza armoniosa del resto della poesia.
Che bella.
Devo ammettere che, quando vai/torni alle tue amorose fantasie, rendi molto di più. Non tanto nella forma poetica, dove sei sempre magistrale e non perfettibile in quanto già perfetto, ma nell'anima che ti anima, che sembra danzare, anche quando accompagni un canto triste.
Sul "non perfettibile" dissento: la perfezione è un asintoto cui tendere sempre e comunque, consapevoli che non la si potrà mai raggiungere ma impegnandosi sempre di più per continuare a salire lungo la curva.