Non è più questione di carne, ma di segni,
di quel che resta sotto i gesti esatti
delle mani che tracciano il confine
tra ciò che è degno e ciò che va nascosto.
Tu dici: è colpa mia, è colpa mia,
mentre il mercato ti ripete sii bello!,
e il sangue diventa merce clandestina,
un rovescio del mondo che non vuoi.
Intanto ne conia altre Costantino, a suo piacimento.
Ma chi ha deciso che il dolore
debba essere elegante, muto,
senza cicatrici che offendono lo sguardo
di chi passa e non vuol vedere?
Ogni taglio è una parola vietata,
un rottame nel tempio della forma
(il gaslighting, la pace dei dazi).
Eppure, quando la sera si fa buio,
anche i trattati sull’acciaio conoscono una tenerezza.
Dov'è il confine tra una lega e un intermetallo?
Non chiederti perché lo fai.
Chiediti chi guadagna
se il tuo male resta invisibile,
se il brutto viene esiliato
e tu, con esso,
diventi fantasma a te stesso.
La pelle è l’ultimo giornale
dove scrivono gli altri,
ma le tue mani
-solo le tue-
hanno diritto di strapparne le pagine.
di quel che resta sotto i gesti esatti
delle mani che tracciano il confine
tra ciò che è degno e ciò che va nascosto.
Tu dici: è colpa mia, è colpa mia,
mentre il mercato ti ripete sii bello!,
e il sangue diventa merce clandestina,
un rovescio del mondo che non vuoi.
Intanto ne conia altre Costantino, a suo piacimento.
Ma chi ha deciso che il dolore
debba essere elegante, muto,
senza cicatrici che offendono lo sguardo
di chi passa e non vuol vedere?
Ogni taglio è una parola vietata,
un rottame nel tempio della forma
(il gaslighting, la pace dei dazi).
Eppure, quando la sera si fa buio,
anche i trattati sull’acciaio conoscono una tenerezza.
Dov'è il confine tra una lega e un intermetallo?
Non chiederti perché lo fai.
Chiediti chi guadagna
se il tuo male resta invisibile,
se il brutto viene esiliato
e tu, con esso,
diventi fantasma a te stesso.
La pelle è l’ultimo giornale
dove scrivono gli altri,
ma le tue mani
-solo le tue-
hanno diritto di strapparne le pagine.
