Sonetto classico con turpiloquio.
Non ho imparato a dire «Vaffanžulo»
o a dire che «Non me ne frega un žazzo,
perciò son condannato a questo andazzo
di rogne caricato più d’un mulo.
Non son capace a fare il paraculo,
la falsità mi mette in imbarazzo,
non amo alimentare lo schiamazzo
e sto a disagio con i leccaculo.
Ma questa umanità che, somma burla,
d’umano non conserva che qualche orma
e premia l’arrogante che più urla
o chi la narrazione più deforma,
io sono quello che al manico ciurla
restando tutto fuori dalla norma.
27/07/2025

Commenti
o equivocar del termin la natura,
ché l'uomo è quasi sempre una iattura,
come quel tal ch'in "VAFFA" fu sciamano.
Anziché scivolare sul volgare, basta informare il cafone:
"Ho qui giusto qualche pacchetto di Vaf-er, come lo vuoi? Vanigli, nocciola o cioccolato?"
Io faccio così e mi levo belle soddisfazioni.
N.B. Se qualcuno non capisce, perdonalo perché non sa quel che fa!
Ciao e stai sereno "non ti curar di lor, ma guarda e passa" (dice Caterina davanti alla vetrina della pasticceria!)
Ad ogni modo se avessi un mattone in mano e non ci fossero telecamere, la vetrina non la perdonerei, specialmente se espone cioccolata/nocciola/ pistacchio … ma poi la mia panza testimonia che qualsiasi gusto va bene.