Ho dita lunghe abbastanza
per manovrare accuse e
modellare attese.
Zingara presa e marinara
pazienza.
Nelle mie quotidiane preghiere
intreccio speranze e bestemmie
e avvito insolente il digiuno
alla fame.
I cerchi dell'albero
di cui sono frutto
hanno diametro incerto
e conoscono l'ascia.
C'è un cane che piscia
su ogni mio nervo
e chi si stupisce se sono scontroso.
Lasciatemi in pace
e tornate a pregare,
quel dio che ha lasciato
il Titanic affondare.

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Profilo Autore: Charlie  

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Commenti  

scoria
# scoria 31-08-2012 19:17
"Non soltanto dio non governa il mondo, ma neppure io posso farci niente, se non fosse così, sarebbe terribileee" canta qualcuno!!
Poesia molto bello, con uno splendido corpo centrale: la strofa dell'albero di cui sei frutto. A potenziare ed analizzare in tutte le sue sfumature il detto secondo cui il "frutto" non cade lontano dall'albero, nonostante venti e correnti :-) . ancor più "splendido" se si può, è quel cane che piscia sui nervi e chi si stupisce se sei scontroso. Veramente notevole.
Paola Pittalis
# Paola Pittalis 31-08-2012 19:27
molto bella Charlie...

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