Ho dita lunghe abbastanza
per manovrare accuse e
modellare attese.
Zingara presa e marinara
pazienza.
Nelle mie quotidiane preghiere
intreccio speranze e bestemmie
e avvito insolente il digiuno
alla fame.
I cerchi dell'albero
di cui sono frutto
hanno diametro incerto
e conoscono l'ascia.
C'è un cane che piscia
su ogni mio nervo
e chi si stupisce se sono scontroso.
Lasciatemi in pace
e tornate a pregare,
quel dio che ha lasciato
il Titanic affondare.

Commenti
Poesia molto bello, con uno splendido corpo centrale: la strofa dell'albero di cui sei frutto. A potenziare ed analizzare in tutte le sue sfumature il detto secondo cui il "frutto" non cade lontano dall'albero, nonostante venti e correnti