Al fronte, tu, arma in mano,
lontano dagli affetti,
viaggiano, nella tua mente,
come in un film, i ricordi.
Gli anni verdi della gioventù,
lì al solito posto,
luogo di ritrovo dei vigorosi giovani.
Pochi i vizi, tanti gli amici,
tutti ad attendere, occhi luminosi, petto gonfio,
cuore in tumulto, il dolce passaggio
di belle ragazze, con su il capo
giare colme d’acqua.
Chiacchiere, commenti,
risate, tante risate.
Sempre così, ogni giorno,
felici nello stare insieme,
fin quando arrivò lui.
L’uomo dal volto serio, scuro,
porge a tutti un invito,
uno anche a te,
ah.. che invito!
Capace di spegnere l’allegria
e il sorriso dal volto di ciascuno.
Cessò ogni parola e il calore dell’amicizia
divenne insopportabile gelo.
Quella busta pesava tra le mani
e di aprirla mancava la forza.
Con gli occhi sbarrati, un breve cenno col capo
e si prese la via verso le povere dimore.
Tremante, pallido, testa china,
terrore d’incontrare il volto materno,
una madre avrebbe intuito, capito…
Silenzioso, lentamente,
la gola serrata,
accusando un falso malessere,
ti allontanasti
e nel tuo modesto giaciglio
pensasti all’imminente viaggio,
mentre gli occhi inondati di lacrime
bagnarono il viso.
Cosa fare, scappare, nascondersi?
No , no, non era questa
condotta di vero uomo, no.
Come giammai evitare
un così forte dolore alla madre, all’amata.
La paura di non far più ritorno,
di non riabbracciare i propri cari,
non poter amare,
tutto tormentava il tuo cuore.
Rivedi la tua partenza,
risenti lo straziante grido
di colei che ti diede la vita,
nel mentre ti saluta,
pensando come all’ultima occasione
che i suoi occhi avrebbero avuto
d’incontrare il tuo sguardo.
Rivedi la tua donna,
distrutta nel sentir negato
il calore del tuo amore.
Una voce distrasse i tuoi tristi pensieri
e come leggendo la tua anima,
sussurrò piangendo:
“Pensa a me amico e compagno
del medesimo destino,
E’ nata la mia piccina,
oggi m’è giunta notizia,
potrò mai conoscerla?
Tu capisti,
in silenzio lo abbracciasti
e insieme piangeste.
Giovinezza, salute, forza,
tre preziosi beni partirono con te
ad affrontare la grande guerra,
qualità che sommate alle altrettante
dei tuoi amici e compagni,
indebolirono il tuo amato paese.
Giovani vite regalate alla guerra
tanti, come te, mai più tornati.
Non sedesti più al punto di ritrovo,
come fecero ancora i pochi fortunati
ma il tuo nome resta lì,
scalfito su stele,
quale eredità ai posteri,
per non dimenticare.
Resta questo l’atto incondizionato d’amore
di un piccolo paese per la Patria,
non v’è contributo più grande,
più alto, più caro se non quello
di tanti figli dati e mai più tornati.
lontano dagli affetti,
viaggiano, nella tua mente,
come in un film, i ricordi.
Gli anni verdi della gioventù,
lì al solito posto,
luogo di ritrovo dei vigorosi giovani.
Pochi i vizi, tanti gli amici,
tutti ad attendere, occhi luminosi, petto gonfio,
cuore in tumulto, il dolce passaggio
di belle ragazze, con su il capo
giare colme d’acqua.
Chiacchiere, commenti,
risate, tante risate.
Sempre così, ogni giorno,
felici nello stare insieme,
fin quando arrivò lui.
L’uomo dal volto serio, scuro,
porge a tutti un invito,
uno anche a te,
ah.. che invito!
Capace di spegnere l’allegria
e il sorriso dal volto di ciascuno.
Cessò ogni parola e il calore dell’amicizia
divenne insopportabile gelo.
Quella busta pesava tra le mani
e di aprirla mancava la forza.
Con gli occhi sbarrati, un breve cenno col capo
e si prese la via verso le povere dimore.
Tremante, pallido, testa china,
terrore d’incontrare il volto materno,
una madre avrebbe intuito, capito…
Silenzioso, lentamente,
la gola serrata,
accusando un falso malessere,
ti allontanasti
e nel tuo modesto giaciglio
pensasti all’imminente viaggio,
mentre gli occhi inondati di lacrime
bagnarono il viso.
Cosa fare, scappare, nascondersi?
No , no, non era questa
condotta di vero uomo, no.
Come giammai evitare
un così forte dolore alla madre, all’amata.
La paura di non far più ritorno,
di non riabbracciare i propri cari,
non poter amare,
tutto tormentava il tuo cuore.
Rivedi la tua partenza,
risenti lo straziante grido
di colei che ti diede la vita,
nel mentre ti saluta,
pensando come all’ultima occasione
che i suoi occhi avrebbero avuto
d’incontrare il tuo sguardo.
Rivedi la tua donna,
distrutta nel sentir negato
il calore del tuo amore.
Una voce distrasse i tuoi tristi pensieri
e come leggendo la tua anima,
sussurrò piangendo:
“Pensa a me amico e compagno
del medesimo destino,
E’ nata la mia piccina,
oggi m’è giunta notizia,
potrò mai conoscerla?
Tu capisti,
in silenzio lo abbracciasti
e insieme piangeste.
Giovinezza, salute, forza,
tre preziosi beni partirono con te
ad affrontare la grande guerra,
qualità che sommate alle altrettante
dei tuoi amici e compagni,
indebolirono il tuo amato paese.
Giovani vite regalate alla guerra
tanti, come te, mai più tornati.
Non sedesti più al punto di ritrovo,
come fecero ancora i pochi fortunati
ma il tuo nome resta lì,
scalfito su stele,
quale eredità ai posteri,
per non dimenticare.
Resta questo l’atto incondizionato d’amore
di un piccolo paese per la Patria,
non v’è contributo più grande,
più alto, più caro se non quello
di tanti figli dati e mai più tornati.

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