Odierna rielaborazione in endecasillabi e rime di un testo scritto in versi liberi a 17 anni per doppia ispirazione: ”L’albatros” di C. Baudelaire e il “Va pensiero” del coro del Nabucco (G. Verdi/T. Solera).
Signore antropomorfo che sei il Dio
della Terra e del Cielo e d’ogni cosa
fa ch’io, così appagando il mio desio,
qual albatro che sulla tolda posa
spicchi nei cieli un volo senza meta
da un vento sconosciuto trasportato
delle nuvole principe poeta (*)
fino a quando, del cielo inappagato,
invochi il Dio Signore ornitomorfo
del Cielo e della Terra e d’ogni cosa
per diventar ancor ragazzo amorfo,
quel che viver potea soltanto in prosa.
Ma avendo appreso che vuol dir volare
sospinto da tal alto magistero
potrei su clivi e colli volteggiare
con l’ali mie dorate del pensiero.
(*) Le poëte est semblable au prince del nuées
della Terra e del Cielo e d’ogni cosa
fa ch’io, così appagando il mio desio,
qual albatro che sulla tolda posa
spicchi nei cieli un volo senza meta
da un vento sconosciuto trasportato
delle nuvole principe poeta (*)
fino a quando, del cielo inappagato,
invochi il Dio Signore ornitomorfo
del Cielo e della Terra e d’ogni cosa
per diventar ancor ragazzo amorfo,
quel che viver potea soltanto in prosa.
Ma avendo appreso che vuol dir volare
sospinto da tal alto magistero
potrei su clivi e colli volteggiare
con l’ali mie dorate del pensiero.
(*) Le poëte est semblable au prince del nuées

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