Colpito da un raggio del sole
apro gli occhi e vedo il colore.
Sento il profumo del mare,
mentre la sabbia inizia a scaldare.
Mille riflessi colpiscono il mio viso
e come d’incanto mi trovo in paradiso
Raccolgo sassi, vedo conchiglie odo i flutti
che infrangon le chiglie.
Vedo battelli solcare quel blu
Sfiorare il cielo e poi venire giù.
Corrono veloci, lasciano una scia
di schiuma bianca e di poesia.
alzo gli occhi, vedo uno stormo,
che torna a migrare volando riflesso
nel blu de mio mare.
Chiudo gli occhi e respiro profondo
E sogno, sogno felice e penso giocondo,
Vedo scilla e cariddi andare a braccetto
vegliando sicuri il mar dello stretto.
...lo stretto di messina il mio mare
scrivo queste righe
per il tempo ucciso mi prostro ai tuoi occhi
per lo spazio minuziosamente da te conservato
appiccicamelo su tutte le pareti che io possa
in me impararlo da capo
se non provassi la bramosia dei tui passi
se non sentissi più il tuo odore
sicuramente
sarei morto.

nello spazio sguazza
il gattino di pelusche
lo attende
interlocutori
del telecomando
lo angosciano
in programmi affollati
la tavola è annoiata
il vaso con fiori di plastica
è muto
il tappetino del bagno
ha impresso solo sue impronte
la tavoletta sempre alzata
ormai appiccicata alle piastrelle
lo specchio con schizzi nuovi
copre i vecchi
il riflesso è opaco
la finestra chiusa al sole
e tende che bramano luce
il frigo ha dimenticato il suo scopo
non raffredda
ma conta le muffe
il piatto è figlio unico
le posate socializzano
il bicchiere della nutella
ha pinguini briachi
la libreria con undici libri
cerca aria in polvere ignorante
il culmine del solo
è la notte
troppo lunga
in letto troppo grande
la mappatura del soffitto
è scrupolosa
ogni dettaglio la mente
custodisce
la variazione del ragno
da nuovi orizzonti
crea fantasie
la sveglia ricorda al solo
il tempo
che lo separa
dalla sua solitudine
lui nello spazio
non ha contatti
ma li evita
da solo.
Con lo sguardo silenzioso
mi aggrappo, al color turchino
alla melodia delle onde
che, lievi segnano la voce.
Mi ubriaco di tal visione
respirando la tua aria,
mentre, il tempo, implacabile
non muta il desiderio
di abbracciare il tuo, concerto.
Nella forza del mare
si perde la mente
cullando fanciulli ricordi,
solcando orme
e quando, il cielo chiude il sipario
diamanti tremolano
sotto lo sguardo, della luna
in attesa di un nuovo viaggio.
I nostri incontri,
attimi rubati al tempo.
Sfuggevoli sguardi,
intensi attimi vibranti.
Prigionieri di una promessa,
suggellata da un bacio.
Si fonde quell’attimo,
breve che ci ha visti
fra le braccia,
l’uno,
dell’atra.
Il tempo scorre,
e le nostre vite
corrono in parallelo.
La notte di stelle,
nello sguardo mio
si riflette,
luce di sogni.
Vorrei guardar negli occhi tuoi,
scrutando quell’anima tormentata,
da ciò che vide e che non vorrebbe
aver visto mai.
Vorrei guardar le stelle,
attraverso gli occhi tuoi,
brillerebbero ancor di più,
vorrei vedere i mondi
e i popoli scolpiti
nelle profondità dei tuoi ricordi.
Le strade corrono parallele,
quelle delle nostre esistenze.
Un giorno una curva,
e un'altra ancora,
le unirà in un punto,
ma fino a quel giorno:
i nostri incontri saranno
attimi rubati al tempo.

Amai di te la mente
gli occhi profondi persi all'orizzonte
dove sfioravi i temporali con le dita
tanta era la forza di graffiare spigoli di vita
che mai colsi
amai di te la smania d'euforia
l'ebrezza della corsa
la virgola di luna che ci spiò velata testimone
quella sera
attorno al cuore
amai
senza fermare il tempo che soffiava
dal primo a questo giorno vano
che dubito di me
e del sogno che mi strinse fra le braccia
donando di se stesso
solo l'orma
per sempre e ancora mia
vuota d'amore
gelata come brina nel riflesso di gennaio.

In questi giorni n'intravedo dove sei
svuoto i miei geni
di madre e figlia in un'essenza
diniego il sondare la misura del sentire
il credo, oggi
non prende ordini dal cuore,
lascio che faccia il suo mestiere di motore
che issi e scenda
nella carrucola di globuli scarlatti
la forma più essenziale della vita
ha troppi buchi, del presente
il velo grigio
che separa me dal cielo
tulle tarlato d'un'ancestrale sposa
che sul sagrato della chiesa
attende e spera
invano
il promesso tempo di gioire
quando nascesti non sapevi
Mamma
nè io lo seppi
Donna
che i petali si perdono nel vento
perchè la primavera è dolce e greve fortunale
soffia
finchè lieve ma decisa oltre confine
sperde l'aroma
mentre urla la sua croce senza chiodi
assi slegate
dai legami saldi che deruba
lasciando del passaggio poche gocce di rubino
su una spina,
acuminato altare
ara sacrificale adorna di fogliame rugginoso
acquaforte
del profondo labirinto che non serba desideri,
scrigno d'inabili parole
ove la notte sorge e affaccia, roca
e si rannicchia
sotto il peso del sigillo ombelicale
e dove l'anima vagisce e sugge senno al seno
nel ventre tuo immortale
brucia il sale
rugiada di cristallo, che all'asciugare nella bora
stagna l'orli alle ferite
col perdono.
Da madre e figlia...alla mia mamma che spero mi legga da lassù, per la sua Festa della Mamma.
Fra i pori infreddoliti si rannicchia la mia sete
di calore,
osservo il cielo che s'adombra
e celata dal sipario chiaroscuro
cala l'aria fina della sera,
insolente di pienezza
all'erba china di rugiada ancor sospesa
si nega anche la danza della luna
tento la fuga
assieme al sole che va in cerca di sereno,
lo troverà
lontano dai miei brividi interiori
dagli occhi bassi ed arrossati dai tramonti
che ho smesso di contare
ed anche ora
dietro le nubi che coprono le rughe della notte
mi fermo a respirare
della vita
l'inizio d'una fine preannunciata
dando un senso alle mie grida
mascherate d'arcobaleni orlati di silenzi.
mentre la luna guarda le sue stelle
compagne della notte.
Notte ascolta le mie lodi
a colei che tace per non sorridere
mentre parole sfiorano l’aria
intrisa dal suo profumo. Forse sarà l'aria a confondere il mio cuore ma la mente ricorda i suoi baci.
innalza occhi nell'alba
delle tue labbra
lucente riflesso
su capelli sciolti
il grigio acceca
le colline in penonbra
si illuminano
la rugiada scivola
su ventre in notte
fino all'ombellico
che ti ha unito
poi trabocca
in fiume in piena
fino al tramonto
luce si attenua
e mostra
immenso.
Un' armonia di stelle a celar
Le umide schiene
smarrite
tra le candide lenzuola.
Si schiude avvolto
tra gli ansiosi strepiti
l’umano mistero
di lei che scivola discinta
tra le braccia mie roventi.
Un ultimo sospiro e
Svaniscono estasiati
Nella notte serena
I corpi
appagati e stanchi.
Puro, tra la braccia
un battito rigoglioso.
Tra gli occhi grati
e le carezze,
un sincero amor.
quando la folla in strada ci separa e ti perdo
Mi manchi in un'endemica patologia dell'abbandono
che m'afferra anche quando ti tengo per mano ed entro nei tuoi occhi
Semplicemente mi manchi per la tua dolcezza le attenzioni e fermezza sul mio volare arruffato in percorsi di vita discontnui a cavallo di sogni
Mi manchi accanto in auto e sulla panchina di un parco
a divorare un panino col sorriso sul mondo
Semplicemente mi manchi in quella stanza nella tua casa
nei giorni senza te quando ti cerco nel buio con la furia nel cuore




