Improvvisamente, le note di una canzone famigliare, risvegliarono i ricordi che pensava di aver sepolto da anni e inizio' a ricordare, a ricordare. Lei si chiamava Libera ma lui l' aveva dolcemente soprannominata " la mia Ercolina" . Una donna dai lineamenti gentili, l' aria charmant , e un carattere amaro come le foglie di limone. Con i suoi occhi penetrati di donna - cerbiatto era stata in grado di tramutarlo , scavando a fondo nella sua anima, addolcendolo , ammorbidendolo . La sua" Ercolina", l'aveva conosciuta casualmente nel 1967 durante una manifestazione contro lo sfruttamento degli operai nelle fabbriche. Costretti ad estenuanti ed interminabili ore di lavoro, in ambienti insalubri e con salari bassi. Le donne spesso sottoposte a continui abusi da subire in silenzio. La loro convivenza aveva avuto inizio in un appartamentino umile, che dava su strada con un affitto altrettanto basso ma che aveva seminato tante speranze nei loro cuori. Lei per racimolare qualche soldo in più scriveva articoli la notte, premeva i tasti della macchina da scrivere come in una composizione per pianoforte. Lui approfittava della scrittura armonica e colta di lei , e firmava gli articoli al suo posto, poi li inviava dritti in redazione. Non si era mai rassegnato a quel sopruso nei confronti della sua amata " Ercolina" , si giustificava con se stesso normalizzando il suo comportamento. L'ego dell'apparire nei giovani prende sempre il sopravvento .
