Finalmente aveva raggiunto il suo scopo. Se si guardava indietro, poteva scorgere tutte le tappe del suo successo, un vero capolavoro d’astuzia! Degno di un condottiero, uno di quelli che erano ammirati da tutti per l’audacia e la scaltrezza. Quando era entrato nel sito non lo conosceva nessuno, lo evitano pure, quegli asini! Come potevano non riconoscerne la grandezza alla prima lettura? Questo non lo avrebbe capito mai, ma non sapevano quei poveri cristi con chi avevano a che fare. Un giorno gli avrebbe mostrato i bulloni e avrebbe calpestato le loro spoglie come si fa con i nemici abbattuti in battaglia.
Ora aveva il pieno controllo della situazione, non c’era voluto molto alla fine. Un matrimonio d’interesse, qualche avveduta alleanza, un po’ di blandizie verso i poeti più ingenui e il gioco era fatto. C’era qualcosa che da qualche tempo gli dava fastidio, che non riusciva proprio a tollerare. Una vera impertinente, alcuni gli dicevano che era una ragazzina, una quattordicenne, forse, ma tosta e con la lingua affilata. Doveva togliersela di torno, quella era ogni giorno più popolare! Aspettava che facesse un passo falso, uno qualunque, prima di far scattare l’ostracismo! Intanto aveva sguinzagliato gli scagnozzi, certi cagnacci con cui era meglio non avere a che fare. Tutta gente assoldata per l’occasione, inseriti nella lista degli autori di straforo, anche se non avevano mai pubblicato. In caso di necessità l’avrebbero fatto, ma sarebbe stato lui a passargli la materia prima, col suo talento camaleontico non se ne sarebbe accorto nessuno. Questa specie di vispa Teresa doveva andar fuori dalle balle il prima possibile, perché era una minaccia al suo dominio assoluto. Mussolini avrebbe mai sopportato che Matteotti gli mettesse i bastoni tra le ruote ogni giorno? Mai! E perché doveva essere diverso per lui? Intanto stava elaborando un piano infallibile, per riuscire nell’intento.
Passò ai suoi sodali delle poesie che facevano il verso alla malefica ragazzina: una che parlava di Barbie e Ken, un’altra del primo bacio all’uscita di scuola, la terza che faceva un paragone fra trecce e salsicce (quella era in rima, ovviamente). Piccoli capolavori di composizione, si disse una volta finite: peccato che le lodi sperticate e le stelle stavolta non sarebbero spettate a lui. Avrebbe aspettato una reazione per colpire duro, intanto l’avrebbe sospesa per qualche settimana, tanto per dimostrare chi era il padrone.
Il piano non andò a buon fine. La ragazzina stette buona, eppure doveva averle lette tutte. Una anzi l’aveva pure commentata, ne aveva fatto un elogio. O era tutta cretina o una furba di tre cotte. Quale che fosse la verità, urgeva approntare un nuovo piano, ancora più astuto. Però dovette ammettere in fondo che quell’elogio gli aveva fatto piacere, da una nemica giurata per giunta!
Il nuovo piano prevedeva un attacco concentrico dei suoi sodali alla prossima pubblicazione della ragazzina. Era vero che non si potevano fare commenti offensivi, ma per una volta si sarebbe chiuso un occhio. Quando ci fu l’occasione partì la contraerea, colpita e affondata come in una battaglia navale! Dal fronte opposto, però, non arrivò nessuna risposta, silenzio assoluto. Eppure c’erano andati pesanti con gli aggettivi: orribile, rivoltante, un sacco di merda e chi ne ha più ne metta. La ragazzina faceva la dura e procedeva imperterrita lungo la strada, non gli importava un fico secco di chi la importunava. Forse era arrivato il momento d’intervenire in prima persona, quelli di cui si era servito non li conosceva nessuno.
Prese l’iniziativa e pubblicò una sua composizione con un attacco diretto, facendo nome e cognome della maledetta. Si sfogò il cuore, si tolse ogni possibile sassolino dalle scarpe e pure qualche mattone. Ciò che non si aspettava fu quella levata di scudi a favore della ragazzina. Erano tutti solidali con lei, che stava succedendo? Gli si rivoltarono contro anche quelli che credeva amici: li contattò uno a uno ma non si degnarono di rispondere. Ricevette, invece, una mail dell’amministratore del sito, gli comunicava che era stato ostracizzato. Lui che ne era l’anima, lui che era il più bravo del reame! Perché il suo specchio non l’aveva avvertito? Gliene avrebbe cantato quattro stavolta. Lo avrebbe fatto a mille pezzi, quello specchio del cazzo, buono solo a farsi pulire tutte le sante mattine!
Protestò con l’amministratore, lo andò a trovare in ufficio, parlò col suo avvocato per capire se poteva fare causa al sito e chiedere i danni morali. Quando il suo legale lesse il regolamento parlò chiaro. Non c’è niente da fare, gli disse, non c’è un divieto che lei non abbia infranto. Forse l’avrà letto al contrario. Ci sono delle regole da rispettare, in democrazia non si possono calpestare i diritti altrui con i bulloni o con l’olio di ricino. Lui, però, non si diede per vinto, voleva capire cosa era successo davvero e se qualcuno aveva occupato il suo posto. Aprì una nuova email, cambiò nickname e si fece prestare delle poesie da un amico di scuola per non essere riconosciuto dallo stile. Una volta iscritto riprese a tessere la sua tela, ma capì che non c’era più la stessa aria, gli autori avevano creato un comitato con il compito di verificare i comportamenti di tutti. Non ci sarebbe più stato un uomo solo al comando. Gli crollò il mondo addosso, decise di fare le valigie e di emigrare dove le condizioni erano più favorevoli. Era stato battuto da una ragazzina, forse il suo orgoglio non si sarebbe più ripreso.
Ora aveva il pieno controllo della situazione, non c’era voluto molto alla fine. Un matrimonio d’interesse, qualche avveduta alleanza, un po’ di blandizie verso i poeti più ingenui e il gioco era fatto. C’era qualcosa che da qualche tempo gli dava fastidio, che non riusciva proprio a tollerare. Una vera impertinente, alcuni gli dicevano che era una ragazzina, una quattordicenne, forse, ma tosta e con la lingua affilata. Doveva togliersela di torno, quella era ogni giorno più popolare! Aspettava che facesse un passo falso, uno qualunque, prima di far scattare l’ostracismo! Intanto aveva sguinzagliato gli scagnozzi, certi cagnacci con cui era meglio non avere a che fare. Tutta gente assoldata per l’occasione, inseriti nella lista degli autori di straforo, anche se non avevano mai pubblicato. In caso di necessità l’avrebbero fatto, ma sarebbe stato lui a passargli la materia prima, col suo talento camaleontico non se ne sarebbe accorto nessuno. Questa specie di vispa Teresa doveva andar fuori dalle balle il prima possibile, perché era una minaccia al suo dominio assoluto. Mussolini avrebbe mai sopportato che Matteotti gli mettesse i bastoni tra le ruote ogni giorno? Mai! E perché doveva essere diverso per lui? Intanto stava elaborando un piano infallibile, per riuscire nell’intento.
Passò ai suoi sodali delle poesie che facevano il verso alla malefica ragazzina: una che parlava di Barbie e Ken, un’altra del primo bacio all’uscita di scuola, la terza che faceva un paragone fra trecce e salsicce (quella era in rima, ovviamente). Piccoli capolavori di composizione, si disse una volta finite: peccato che le lodi sperticate e le stelle stavolta non sarebbero spettate a lui. Avrebbe aspettato una reazione per colpire duro, intanto l’avrebbe sospesa per qualche settimana, tanto per dimostrare chi era il padrone.
Il piano non andò a buon fine. La ragazzina stette buona, eppure doveva averle lette tutte. Una anzi l’aveva pure commentata, ne aveva fatto un elogio. O era tutta cretina o una furba di tre cotte. Quale che fosse la verità, urgeva approntare un nuovo piano, ancora più astuto. Però dovette ammettere in fondo che quell’elogio gli aveva fatto piacere, da una nemica giurata per giunta!
Il nuovo piano prevedeva un attacco concentrico dei suoi sodali alla prossima pubblicazione della ragazzina. Era vero che non si potevano fare commenti offensivi, ma per una volta si sarebbe chiuso un occhio. Quando ci fu l’occasione partì la contraerea, colpita e affondata come in una battaglia navale! Dal fronte opposto, però, non arrivò nessuna risposta, silenzio assoluto. Eppure c’erano andati pesanti con gli aggettivi: orribile, rivoltante, un sacco di merda e chi ne ha più ne metta. La ragazzina faceva la dura e procedeva imperterrita lungo la strada, non gli importava un fico secco di chi la importunava. Forse era arrivato il momento d’intervenire in prima persona, quelli di cui si era servito non li conosceva nessuno.
Prese l’iniziativa e pubblicò una sua composizione con un attacco diretto, facendo nome e cognome della maledetta. Si sfogò il cuore, si tolse ogni possibile sassolino dalle scarpe e pure qualche mattone. Ciò che non si aspettava fu quella levata di scudi a favore della ragazzina. Erano tutti solidali con lei, che stava succedendo? Gli si rivoltarono contro anche quelli che credeva amici: li contattò uno a uno ma non si degnarono di rispondere. Ricevette, invece, una mail dell’amministratore del sito, gli comunicava che era stato ostracizzato. Lui che ne era l’anima, lui che era il più bravo del reame! Perché il suo specchio non l’aveva avvertito? Gliene avrebbe cantato quattro stavolta. Lo avrebbe fatto a mille pezzi, quello specchio del cazzo, buono solo a farsi pulire tutte le sante mattine!
Protestò con l’amministratore, lo andò a trovare in ufficio, parlò col suo avvocato per capire se poteva fare causa al sito e chiedere i danni morali. Quando il suo legale lesse il regolamento parlò chiaro. Non c’è niente da fare, gli disse, non c’è un divieto che lei non abbia infranto. Forse l’avrà letto al contrario. Ci sono delle regole da rispettare, in democrazia non si possono calpestare i diritti altrui con i bulloni o con l’olio di ricino. Lui, però, non si diede per vinto, voleva capire cosa era successo davvero e se qualcuno aveva occupato il suo posto. Aprì una nuova email, cambiò nickname e si fece prestare delle poesie da un amico di scuola per non essere riconosciuto dallo stile. Una volta iscritto riprese a tessere la sua tela, ma capì che non c’era più la stessa aria, gli autori avevano creato un comitato con il compito di verificare i comportamenti di tutti. Non ci sarebbe più stato un uomo solo al comando. Gli crollò il mondo addosso, decise di fare le valigie e di emigrare dove le condizioni erano più favorevoli. Era stato battuto da una ragazzina, forse il suo orgoglio non si sarebbe più ripreso.

Commenti
LEALTA' BELLA !
Sai la problematica del bullismo, è una delle tante ,che viviamo con grandi drammi a a scuola.
Ma mi rendo conto che non è solo cosa da piccoli adolescenti, a volte persiste anche negli adulti. Certo, facile, prendersela con una ragazzina...ma credo che il bene vincerà sempre sul male!
Complimenti per la rettitudine d'animo e lo stile eccezionale che ti contraddistingue.... ..saluti..HERA.....5 stelle!!
UN PONDERATO RACCONTO DA FARNE TESORO.
LIETA GIORNATA.
*****
oltre alla mania di protagonismo, mette in opera una vera e propria persecuzione a danno del soggetto che ha preso di mira.
Penso che gente così dovrebbe essere punita severamente dalla giustizia. Ci sono stati casi veramente nefasti per le vittime.
Un racconto che rispecchia, in molti casi, la realtà sociale. Piaciuto molto per contenuto e forma presentata. Buon ferragosto!