"Dai, ci siamo quasi...".

"Uff! Sai che mi annoio se non guido!".

I meravigliosi paesaggi Lomellini : infinite risaie, i casolari dominanti di vasti campi coltivati e i complessi di alti alberi a formare timide boscaglie lontano. Anche con il buio quell’area della bassa pianura lombarda risulta alquanto selvaggia e affascinante.

Per la gioia di Silvia, giungemmo a Voghera per le 22.00 circa. Mi venne spontaneo chiederle come mai non apprezzasse più di tanto osservare paesaggi dall’automobile.

“Si sono belli, ma lo sai che mi rompo se non guido!”. Testarda e cocciuta come tutte le donne, ma sapevo benissimo che in fondo ai suoi occhi vi erano talmente tanti di quei sogni da fare invidia alla mia fantasia.

Quella sera un marasma di gente invase il Cowboys Guest Ranch; all’esterno trovammo un posto a sedere di fortuna. Ordinai una birra doppio malto, mentre Silvia ordinò un piatto di Enchiladas e una Coca Cola.

"Ancora hai fame?? Dopo la pizza??".

"E allora?? Tanto se ingrasso il culo a te non può che piacere!". La bocca della verità.

La serata si rivelò divertente : dopo aver bevuto entrambi innumerevoli birre, le feci una "proposta".

"Perché non andiamo nel Cowboy Saloon a vedere il gruppo che suona e ci mettiamo a ballare anche noi?”

 "Ma tu sei... matto!". Non mi arresi.

Dopo vari (patetici) tentativi a convincerla ad alzarsi dalla panca su cui era seduta, la trascinai finalmente nel salone interno. Felicemente brilli e tra gli sguardi divertiti dei presenti, ci addentrammo in una ridicola danza. Tra singhiozzi e fragorose risate lei continuò a barcollarmi nelle braccia. Fu così piacevole sentire il suo calore appoggiarsi alle mie spalle, mentre in balìa dell’alcol tentò di mordermi. La lasciai fare, protestando divertito, giusto per avvertire il caldo-umido della sua saliva bagnarmi il collo. Quei dolci morsi si tramutarono in sensuali baci tanto focosi da far gemere il mio inguine. 

“Signora Salina, che ne dice di andare verso la macchina?”.

“Sta bene Dottor Fasani”.  

Lungo e passionale, focoso e salutare; si, quello fu il più meraviglioso rapporto sessuale della nostra storia. Riposando dalle fatiche dell’amplesso, ci sdraiammo sui sedili;  il sonno ci rapì senza fatica. 

Circa due ore dopo mi svegliai con un terribile mal di testa. Il parcheggio era vuoto e la nostra auto risultò essere l’unica rimasta. Il gentile chiarore dell'alba mi fece notare che il sedile alla mia destra era vuoto. Allarmato, balzai fuori.

"Silviaaaaaaaaaaaa! Siiiilviaaaaaaaaaaa!". Risposero solamente un coro di uccelli e il richiamo di qualche animale selvatico.

Percorsi la strada di campagna a fianco al locale, puntando lo sguardo in tutte le direzioni possibili; l’ansia aumentò il mal di testa a dismisura.  Quando mi trovai ormai lontano dalla macchina, la mia vista incerta scorse una piccola casetta di attrezzi agricoli. Strizzando gli occhi, misi a fuoco una sagoma seduta nei pressi del canaletto a destra della casetta. Non corsi in quel modo dai tempi delle gare scolastiche di fine anno.  

Mi fece male assai vederla ridotta in quello stato pietoso :  rannicchiata su stessa a scandire le distorte note di un pianto isterico. Poterla riabbracciare fu una liberazione immensa.

"Ma... cosa?“.  

Lei tremando come una foglia, alzò la testa : "L-lui è ancora qui...". 

Provai il più agghiacciante dei brividi, sapendo purtroppo a chi alludeva. 

"Come lo sai?".  Non mi strinse mai così intensamente a sé.

"I finestrini... quegli occhi... lui è qui!”.

"Torniamo alla macchina ora...".

La aiutai a sollevarsi, cercando di sorreggerla per il meglio. Fu in grado di camminare, anche se avanzò a passi incerti per tutto il tratto che ci separava dalla macchina. Ancora vittima di innocenti tremori, le aprii la portiera fecendola sedere sui sedili posteriori. Coprendole le spalle con una coperta, mi accomodai accanto a lei. Le mie labbra si posarono sulla sua fronte, donandole un bacio quasi paterno. Lentamente il colorito terreo scomparve dal suo volto, lasciando posto a quello roseo e salutare.

"G-grazie amore... va quasi meglio...". Fu la prima volta che mi chiamò “amore”; termine che fino a poco prima detestai, forse perché pronunciato da persone false. Le sorrisi ricordando che all’interno del frigo portatile nel baule, vi era una bottiglia mezza piena di Jägermeister.

"Tieni! Tirati un po’ su!".

 Silvia portò la bottiglia alla bocca, sorseggiando rapidamente; il liquore la fece rinvigorire ancora di più. Le diedi una sigaretta dal mio pacchetto, che prontamente le accesi.

"Ok! Ora dimmi che è successo, gioia...".

"...era come un... ticchettio sul finestrino che mi ha svegliato. Ho tentato di svegliarti anche a te, impaurita che fosse qualche malintenzionato, ma tu russavi come una segheria. Non riuscivo a vedere niente fuori; era buio pesto... il ticchettio continuava, così mi sono fatta coraggio e sono scesa dalla macchina. Ho fatto qualche passo, illuminando intorno con la torcia del telefono, fino a quando...".

Qui Silvia si interruppe; il ricordo fu straziante.

"Fino a quando... ho sentito una stretta alle spalle bloccarmi. Che orrore! Ho cercato di scappare, ma... quelle mani schifose... mi stringevano così forte! Non riuscivo a liberarmi capisci? Con la forza lui è riuscito a farmi voltare e... l'ho visto! Era lui, illuminato dalla torcia... era lui!".

"Silvia... ora cerca di non pensarci, andiamocene di qui... andiamo a casa...".

"Io... io ti amo Tommi! Non lasciarmi mai... te ne prego!". Mi disse lasciando scivolare le sue braccia intorno al mio collo.

Non battei ciglio mentre lei appoggiò la testa sul mio petto, piangendo e stringendomi a più non posso. In quel momento mi resi conto che i “ti amo” detti a tutte le ragazze precedenti non valevano niente.

“Vedrai, risolveremo tutto, perché staremo sempre insieme… e… anch’io… ti.. amo.”.

“Oh…”. Gli occhi di Silvia risplendettero come mai prima d’ora; non riuscimmo più a smettere di baciarci. Le dissi di abbassare il sedile anteriore e di concedersi un buon sonno, mentre io guidavo verso casa. Dormì per tutta la durata del viaggio, senza manifestare l’arrivo di brutti sogni.  I miei occhi la guardavano amorevolmente, dispiaciuti di staccarsi da lei al presentarsi delle curve sulla strada. 

Quando schiacciai il pulsante di apertura del cancello automatico di casa, Silvia si svegliò.

Stiracchiando tutto il corpo disse : “Ah! Di già?”.

“Hai fatto tutta una tirata, stai meglio?”.

“Si… non vedo l’ora di fare una doccia”.

Lasciando Silvia a godersi la doccia, salii in terrazzo. Ancora teso e senza un briciolo di sonno, crollai sulla sedia accanto al tavolino colmo di libri e fumetti. Da quell'altezza ammirai il vasto campo di granoturco bruciare sotto il sole di mezzogiorno. Il vento caldo portò un lontano suono di campane :  il campanile della chiesa di S. Martino V. di Magenta annunciava appunto le dodici. Quel suono mi procurò da sempre un miscuglio di nostalgia e tristezza, condito da visioni di scenari e volti appartenenti al passato. Nel vortice di malinconici pensieri, due calde mani si appoggiarono delicatamente al mio petto. 

"Che pensi?".

"Le campane... ricordi?".

“Si…”. Un bacio sulla mia testa al profumo di lavanda.

"Adoro le tue mani..." Sussurrai quieto.

"Sono le mani di una psicopatica". L’ aria desolata della sua risposta mi fece leggermente alterare.

"Tu non sei psicopatica! Ne abbiamo già parlato altre volte! Gli specialisti da cui sei stata non hanno rilevato anomalie nel tuo cervello. E’ certificato che a volte le facoltà medianiche vengono tramandate geneticamente.”.

“Lo so, io vorrei solo che tutto ciò finisse e non voglio che ci accada niente di brutto… ho paura, tu non ne hai?”.

"Nulla mi fa paura se è per il tuo bene". Confessai sincero.

"Non... non c'è altro da aggiungere". Il vento intanto continuò a soffiare, portando questa volta l'indefinito suono della speranza e dell'amore.  
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Commenti  

Vera Lezzi
+3 # Vera Lezzi 30-01-2016 14:29
La sesualità immediatamente esplicitata, lo confesso, mai riesce a coinvolgermi davvero poiché, nella poesia, preferisco la tenerezza...Ma questa volta, con te, è stato diverso. E questo perché proprio tanta tenerezza, tanto amore concreto e generoso ha fatto seguito a quella esplicita sessualità.
AMORE VERO hai cantato e immediatamente a noi donato.
GRAZIE!
Sir Morris*
+2 # Sir Morris* 30-01-2016 16:43
Sempre più convincente!

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