“Ti sei divertita?”.
“Certo, a te non è piaciuto?”.
“Insomma, ad un certo punto non sentivo più le gambe… una gita è fatta per rilassarsi!”.
“Mmmm…”.
Il discorso non proseguì, Lucia si addormentò sul mio petto. Adagiandola sul cuscino, restai nuovamente solo con la notte. Desiderai avere in casa una di quelle tisane miracolose di cui parlò Roberto, ma oltre la camomilla e il the verde non esisteva nient’altro in quella casa. Osservando ancora una volta sorgere il sole, decisi che era giunto il momento di trovarmi una “distrazione”. Vista la mia passione per il cinema, presi in considerazione la possibilità di iscrivermi ad un corso di sceneggiatura. Inevitabilmente Lucia si iscrisse ad un corso di inglese. La situazione si evolse nel seguente modo : durante le ore libere dovetti farle gli esercizi che l’insegnate assegnava per il lunedì. Il mio corso invece si tenne a Milano in via Fulvio Testi. Essendo un breve corso gratuito, venne frequentato da molte persone. I coordinatori parlarono spesso di Gastaldi, Sacchetti, Age e Scarpelli, ecc. In quel periodo scrissi una ventina di sceneggiature che feci leggere anche ad un mio compagno di corso, un tale Zanni.
“Ho come l’impressione che tu scriva di getto, scendendo in particolari che bloccano un po’ il ritmo narrativo. Questa non vuole essere una critica, tutti i grandi scrittori si perdevano in particolari eccessivi”. Mi disse una volta.
Spesso mi incontrai al bar con Zanni per discutere appunto di cinema e di donne, da sempre grandi ispiratrici di poeti e registi.
Zanni mi disse anche che tanti anni prima aveva lavorato per alcune riviste indipendenti di cinema di genere. Raccolse interviste con Umberto Lenzi, Enzo G. Castellari, Aldo Lado e anche Mario Bianchi. Quando telefonò a Lenzi, effettuando una interurbana che gli costò come uno stipendio, venne il turno di porgli qualche domanda riguardo il suo film “Cicciabomba”. Lenzi, al solo pronunciare del titolo gli chiese a sua volta : “Ma lei mi sta pigliando per il culo?”. “No assolutamente, non mi permetterei mai!”. Rispose Zanni. “Ecco, neanch’io!”. Nelle successive telefonate altri registi non lo fecero nemmeno finire di presentarsi, riappendendo la cornetta con tanto di insulti gratuiti. Fu piacevole condividere questa passione con Zanni, ma quando il corso terminò si trasferì a Bologna. Ricevette una importante proposta di lavoro alla quale non si sentì di rifiutare.
Lucia non ebbe parole carine leggendo i miei scritti : “Sembrano tutti un miscuglio di tette e culi. Ma poi chi è questa Marisa? Una di cui dovrei essere gelosa??”. Non le risposi nemmeno. Involontariamente la figura di Marisa, per un certo senso ispirata al personaggio interpretato da Pamela Tiffin in “Straziami, Ma Di Baci Saziami”, possedeva gli attributi di Clara. Dolce, sensibile ma allo stesso tempo determinata e battagliera. In una sceneggiatura che intitolai “Immensamente”, Marisa tradisce il fidanzato Nino, un onesto lavoratore. Ogni volta che andavo a scrivere la parola “tradimento”, una fitta si insidiava nella mia testa. Il fatto positivo fu però che restai impegnato a scrivere racconti che rilassarono la mia mente.
I messaggi di Clara non furono molto frequenti e l’ultima volta che la vidi fu durante la gita di Arona. Le nostre conversazioni via Whatsapp si limitavano a domande e risposte di semplice routine.
Una mattina le mie poche ore di lavoro mi permisero di recarmi al mercato settimanale di Inveruno. Fui ufficialmente incaricato da Lucia ad acquistare due etti di prosciutto cotto. In quella giornata grigia e piovosa alzai l’ombrello più volte per farmi spazio nella folla.
Tra quel marasma lei mi apparve davanti all’improvviso. Provai imbarazzo a fissarla nei suoi occhi stupiti.
“Tu al mercato??”. Chiese ironicamente spostandosi verso il marciapiede.
Involontariamente, i nostri ombrelli si incastrarono tra di loro.
“Oh scusa!”. Dissi tentando di sciogliere quell’assurdo impiglio del quale lei parve divertirsi.
“Ecco! Finalmente ce l’abbiamo fatta”. Qualche secondo dopo fummo lontani dal chaos con quei dannati ombrelli magicamente ritornati al loro posto.
“Sono venuto a prendere il cotto”.
“Ah già! Martedì è il giorno del prosciutto… io cercavo una gonna di jeans ma le bancarelle vendono solo robaccia!”.
“Gia…”.
Osservai il suo elegante e insolito giubbotto per un giorno di pioggia d’estate. Portava anche una sciarpa bianca e delle scarpe invernali.
“Come stai?”. Ancora una volta quegli occhi tentarono di rapirmi.
“Bene Cla, e tu?”.
“Insomma, oggi proprio non va…”.
“Ma non lavori oggi?”.
“No, avevo delle ferie arretrate. Tu hai finito prima oggi?”.
“Si, al martedì faccio solamente due ore”.
“E’ vero… ma ce lo beviamo un caffè?”.
“Si, perché no?”.
“Fammi prima prendere il prosciutto se no quella mi ammazza!”
Con una risata divertita Clara mi seguì fino al camion del salumiere. Terminato il mio compito entrammo nel bar Magret. Clara volle sedersi in tutta tranquillità al tavolino accanto alla vetrina. Togliendo il cappello viola di lana, apparvero freschi e lisci i suoi capelli biondi.
“Sembri vestita come una che deve andare in Alaska!”.
“Ho… freddo”. Le sue parole sembrarono nascondere mille significati.
“Cosa stai facendo di bello in questo periodo?”. Mi chiese togliendosi il giubbotto adagiandolo sullo schienale della sedia.
“Mi sono iscritto ad un corso di sceneggiatura…”
“Cosa? E non mi dici niente?”. Un domanda che suonò di rimprovero lontano un miglio.
“Beh, ho sempre da fare…”.
“Racconta dai!”.
Scesi nei minimi dettagli, sentendomi un po’ in colpa di averla resa partecipe troppo tardi di quella esperienza.
“Hai scritto delle storie?? Voglio assolutamente leggerle!”.
“No dai…”. Il rossore alle guance puntuale.
“Cosa “no dai”? Assolutamente si!”. Seppi fin dall’inizio che aveva già vinto.
“Ok, te le manderò via mail…”.
“Perfetto! Grazie, non vedo l’ora!”.
La salutai dicendole che dovevo tornare a casa ad attendere l’imbianchino per un preventivo. Dopo pranzo andai in salotto ad accendere il PC. Revisionai tutti i miei scritti, cercando di eliminare tutti gli errori e le eventuali storpiature.
Leggendo e rileggendo, conclusi che ero uno scrittore poco più che mediocre. Le mie opere mi apparvero scontate e piene zeppe di luoghi comuni. Non riuscii nemmeno ad immaginare cosa avrebbe potuto pensarne Clara.
“Luca.. ma sono stupende!”. Questa la risposta alla mail in cui allegai le mie sceneggiature.
Replicai con un banale : “Grazie Cla!”.
Il giorno dopo mi chiamò al cellulare. Dato che stavo prestando assistenza ad un utente, le risposi indaffarato. Lei propose di richiamarmi più tardi. Sempre con quell’inseparabile brivido in tutto il corpo la salutai dicendo che ciò andava benissimo. Nel pomeriggio richiamò.
“Che è successo?”. Le chiesi preoccupato appena portai il telefono all’orecchio.
“Niente! Che deve succedere? Avevo voglia di parlarti, tutto qui!”.
“Ah!”. Seguirono cinque secondi di silenzio.
“Quindi che fai?”.
“Niente, sono appena tornato dalla spesa. Lucia sta facendo il secondo turno”.
“Io sono in pausa… che palle, questa giornata sembra non finire più. Comunque volevo dirti che i tuoi racconti sono splendidi. Se fossi un regista ti avrei già proposto un film!”.
“Addirittura?”. La mia risposta volle essere di incredulità, ma fu difficile nascondere tanta gioia.
“Davvero! Hai una dote particolare a descrivere emozioni che non sono per niente facili da trasportare sulla carta”.
Sentii un impulso infrenabile nel vederla e spiegarle tutto ciò che mi aveva ispirato a scrivere quelle storie.
“Anch’io scrivo…”.
“Non… non me lo hai mai detto!”.
“Siamo pari : come tu non mi hai informato del tuo corso, io non ti ho detto che scrivo!”.
“Allora dovrai farmi leggere anche tu!”.
“Non sono niente di che…”.
“Eddai! Ora non puoi rifiutarti!”.
“Questa domenica c’è il compleanno di mamma…”. Quasi mi scordai dell’appuntamento annuale con il compleanno della signora Marina. Clara disse che se ci tenevo tanto, mi avrebbe fatto leggere i suoi racconti a casa dei suoi genitori. Accettai entusiasta la proposta iniziando a contare i giorni che mancavano alla domenica successiva.
“Certo, a te non è piaciuto?”.
“Insomma, ad un certo punto non sentivo più le gambe… una gita è fatta per rilassarsi!”.
“Mmmm…”.
Il discorso non proseguì, Lucia si addormentò sul mio petto. Adagiandola sul cuscino, restai nuovamente solo con la notte. Desiderai avere in casa una di quelle tisane miracolose di cui parlò Roberto, ma oltre la camomilla e il the verde non esisteva nient’altro in quella casa. Osservando ancora una volta sorgere il sole, decisi che era giunto il momento di trovarmi una “distrazione”. Vista la mia passione per il cinema, presi in considerazione la possibilità di iscrivermi ad un corso di sceneggiatura. Inevitabilmente Lucia si iscrisse ad un corso di inglese. La situazione si evolse nel seguente modo : durante le ore libere dovetti farle gli esercizi che l’insegnate assegnava per il lunedì. Il mio corso invece si tenne a Milano in via Fulvio Testi. Essendo un breve corso gratuito, venne frequentato da molte persone. I coordinatori parlarono spesso di Gastaldi, Sacchetti, Age e Scarpelli, ecc. In quel periodo scrissi una ventina di sceneggiature che feci leggere anche ad un mio compagno di corso, un tale Zanni.
“Ho come l’impressione che tu scriva di getto, scendendo in particolari che bloccano un po’ il ritmo narrativo. Questa non vuole essere una critica, tutti i grandi scrittori si perdevano in particolari eccessivi”. Mi disse una volta.
Spesso mi incontrai al bar con Zanni per discutere appunto di cinema e di donne, da sempre grandi ispiratrici di poeti e registi.
Zanni mi disse anche che tanti anni prima aveva lavorato per alcune riviste indipendenti di cinema di genere. Raccolse interviste con Umberto Lenzi, Enzo G. Castellari, Aldo Lado e anche Mario Bianchi. Quando telefonò a Lenzi, effettuando una interurbana che gli costò come uno stipendio, venne il turno di porgli qualche domanda riguardo il suo film “Cicciabomba”. Lenzi, al solo pronunciare del titolo gli chiese a sua volta : “Ma lei mi sta pigliando per il culo?”. “No assolutamente, non mi permetterei mai!”. Rispose Zanni. “Ecco, neanch’io!”. Nelle successive telefonate altri registi non lo fecero nemmeno finire di presentarsi, riappendendo la cornetta con tanto di insulti gratuiti. Fu piacevole condividere questa passione con Zanni, ma quando il corso terminò si trasferì a Bologna. Ricevette una importante proposta di lavoro alla quale non si sentì di rifiutare.
Lucia non ebbe parole carine leggendo i miei scritti : “Sembrano tutti un miscuglio di tette e culi. Ma poi chi è questa Marisa? Una di cui dovrei essere gelosa??”. Non le risposi nemmeno. Involontariamente la figura di Marisa, per un certo senso ispirata al personaggio interpretato da Pamela Tiffin in “Straziami, Ma Di Baci Saziami”, possedeva gli attributi di Clara. Dolce, sensibile ma allo stesso tempo determinata e battagliera. In una sceneggiatura che intitolai “Immensamente”, Marisa tradisce il fidanzato Nino, un onesto lavoratore. Ogni volta che andavo a scrivere la parola “tradimento”, una fitta si insidiava nella mia testa. Il fatto positivo fu però che restai impegnato a scrivere racconti che rilassarono la mia mente.
I messaggi di Clara non furono molto frequenti e l’ultima volta che la vidi fu durante la gita di Arona. Le nostre conversazioni via Whatsapp si limitavano a domande e risposte di semplice routine.
Una mattina le mie poche ore di lavoro mi permisero di recarmi al mercato settimanale di Inveruno. Fui ufficialmente incaricato da Lucia ad acquistare due etti di prosciutto cotto. In quella giornata grigia e piovosa alzai l’ombrello più volte per farmi spazio nella folla.
Tra quel marasma lei mi apparve davanti all’improvviso. Provai imbarazzo a fissarla nei suoi occhi stupiti.
“Tu al mercato??”. Chiese ironicamente spostandosi verso il marciapiede.
Involontariamente, i nostri ombrelli si incastrarono tra di loro.
“Oh scusa!”. Dissi tentando di sciogliere quell’assurdo impiglio del quale lei parve divertirsi.
“Ecco! Finalmente ce l’abbiamo fatta”. Qualche secondo dopo fummo lontani dal chaos con quei dannati ombrelli magicamente ritornati al loro posto.
“Sono venuto a prendere il cotto”.
“Ah già! Martedì è il giorno del prosciutto… io cercavo una gonna di jeans ma le bancarelle vendono solo robaccia!”.
“Gia…”.
Osservai il suo elegante e insolito giubbotto per un giorno di pioggia d’estate. Portava anche una sciarpa bianca e delle scarpe invernali.
“Come stai?”. Ancora una volta quegli occhi tentarono di rapirmi.
“Bene Cla, e tu?”.
“Insomma, oggi proprio non va…”.
“Ma non lavori oggi?”.
“No, avevo delle ferie arretrate. Tu hai finito prima oggi?”.
“Si, al martedì faccio solamente due ore”.
“E’ vero… ma ce lo beviamo un caffè?”.
“Si, perché no?”.
“Fammi prima prendere il prosciutto se no quella mi ammazza!”
Con una risata divertita Clara mi seguì fino al camion del salumiere. Terminato il mio compito entrammo nel bar Magret. Clara volle sedersi in tutta tranquillità al tavolino accanto alla vetrina. Togliendo il cappello viola di lana, apparvero freschi e lisci i suoi capelli biondi.
“Sembri vestita come una che deve andare in Alaska!”.
“Ho… freddo”. Le sue parole sembrarono nascondere mille significati.
“Cosa stai facendo di bello in questo periodo?”. Mi chiese togliendosi il giubbotto adagiandolo sullo schienale della sedia.
“Mi sono iscritto ad un corso di sceneggiatura…”
“Cosa? E non mi dici niente?”. Un domanda che suonò di rimprovero lontano un miglio.
“Beh, ho sempre da fare…”.
“Racconta dai!”.
Scesi nei minimi dettagli, sentendomi un po’ in colpa di averla resa partecipe troppo tardi di quella esperienza.
“Hai scritto delle storie?? Voglio assolutamente leggerle!”.
“No dai…”. Il rossore alle guance puntuale.
“Cosa “no dai”? Assolutamente si!”. Seppi fin dall’inizio che aveva già vinto.
“Ok, te le manderò via mail…”.
“Perfetto! Grazie, non vedo l’ora!”.
La salutai dicendole che dovevo tornare a casa ad attendere l’imbianchino per un preventivo. Dopo pranzo andai in salotto ad accendere il PC. Revisionai tutti i miei scritti, cercando di eliminare tutti gli errori e le eventuali storpiature.
Leggendo e rileggendo, conclusi che ero uno scrittore poco più che mediocre. Le mie opere mi apparvero scontate e piene zeppe di luoghi comuni. Non riuscii nemmeno ad immaginare cosa avrebbe potuto pensarne Clara.
“Luca.. ma sono stupende!”. Questa la risposta alla mail in cui allegai le mie sceneggiature.
Replicai con un banale : “Grazie Cla!”.
Il giorno dopo mi chiamò al cellulare. Dato che stavo prestando assistenza ad un utente, le risposi indaffarato. Lei propose di richiamarmi più tardi. Sempre con quell’inseparabile brivido in tutto il corpo la salutai dicendo che ciò andava benissimo. Nel pomeriggio richiamò.
“Che è successo?”. Le chiesi preoccupato appena portai il telefono all’orecchio.
“Niente! Che deve succedere? Avevo voglia di parlarti, tutto qui!”.
“Ah!”. Seguirono cinque secondi di silenzio.
“Quindi che fai?”.
“Niente, sono appena tornato dalla spesa. Lucia sta facendo il secondo turno”.
“Io sono in pausa… che palle, questa giornata sembra non finire più. Comunque volevo dirti che i tuoi racconti sono splendidi. Se fossi un regista ti avrei già proposto un film!”.
“Addirittura?”. La mia risposta volle essere di incredulità, ma fu difficile nascondere tanta gioia.
“Davvero! Hai una dote particolare a descrivere emozioni che non sono per niente facili da trasportare sulla carta”.
Sentii un impulso infrenabile nel vederla e spiegarle tutto ciò che mi aveva ispirato a scrivere quelle storie.
“Anch’io scrivo…”.
“Non… non me lo hai mai detto!”.
“Siamo pari : come tu non mi hai informato del tuo corso, io non ti ho detto che scrivo!”.
“Allora dovrai farmi leggere anche tu!”.
“Non sono niente di che…”.
“Eddai! Ora non puoi rifiutarti!”.
“Questa domenica c’è il compleanno di mamma…”. Quasi mi scordai dell’appuntamento annuale con il compleanno della signora Marina. Clara disse che se ci tenevo tanto, mi avrebbe fatto leggere i suoi racconti a casa dei suoi genitori. Accettai entusiasta la proposta iniziando a contare i giorni che mancavano alla domenica successiva.

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