Rientrò in serata nell'albergo dalle luci soffuse che scoprivano un'eleganza che lasciava senza fiato, in una stanza bellissima, dove c'erano vasi pieni di fiori profumati nascosti da tende alla vista di chi ci abitava di fronte. Là fuori sapevano, che era frequentato da un'attrice di teatro affascinante che recitava 
divinamente davanti ad un pubblico attento, seguendo la bravura disinvolta e audace dall'aria solare. Girava quasi tutta l'Italia avendo sempre tanto successo.Valentina ne era fiera, ma in alcuni momenti no, perchè aveva perso l'amore, un uomo stanco della sua passione, dei suoi continui spostamenti.Thomas era una persona riflessiva che si conosceva molto bene, sapeva esattamente di cosa aveva bisogno qual era quella lei che poteva veramente conquistarlo. Lui viveva la sua vita, chiusa, nella cattiveria degli altri, a volte insopportabile per quello che faceva. Egli scriveva, pubblicò tanti libri, che purtroppo solo pochi avevano avuto ottimi risultati, non riuscendo a guadagnare abbastanza, neanche per poco tempo.Valentina quella sera si distese presto sul letto voleva pensare unicamente a lui, a quando le massaggiava il collo e le diceva ti amo nel fruscio del vento agitato, che lo guardava vicino a un camino, posto accanto al divano, scaldato anche da un cagnolino innamorato della sua padrona, che lo viziava.L'attrice all'alba decise di prepararsi, indossando un abito fresco, dai colori vivaci, correndo da Thomas che le corse incontro, al centro della città piena d'arte, importante, incoronata da un anello al dito meraviglioso e una nascita inaspettata..
 
 
 
 
 
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Quel giorno Roberto non era tornato a casa, Regina sapeva che al suo ritorno l’avrebbe tradita, troppo tempo era stata via sistemandosi in un paradiso dove i brutti ricordi scivolavano sulla sua pelle recisa dal tempo. Quegli anni sfuocati riflettevano su di essa, chiedendosi: perchè, diede la mano a un uomo, insolente, attaccato al lavoro e poco alla famiglia, a lei, ai bambini, che proprio lui, in un primo momento desiderava? Regina smise di pensare, accendendo la radio e ballando immersa dal calore creato, nell’appartamento luminoso, tappezzato da quadri meravigliosi, pieni di natura, non contaminata, dipinti dalla bravura di un giovane pittore poco conosciuto, ma che lei insieme al suo bambino più grande, tantissimo amava. Essa ad un tratto distolse l’attenzione dai suoi pensieri, decidendo di rivedere gli abiti nel grande laboratorio delle sarte, lasciate sole, per mesi, senza avere i suoi consigli che esse apprezzavano tanto, perchè Regina oltre ad essere una brava stilista era molto attenta, ai loro problemi, di donne, trascurate dal marito, proprio come lei, innamorata, dell’esistenza.

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....lo conosco da tanti anni,
ma la confidenza l'abbiam scoperta da poco,

ogni mattina allo stesso orario viene a salutarmi in questa solitaria sala,

entra sornione ,e saluta con un grasso "BONGIONNO" ed io come ogni volta a

ricambiare il saluto

dicendo ohhhh è arrivato ernesto il" maestro della meccanica."...

Osservo quest'uomo da tanto tempo,
ha l'aspetto di un uomo di altri tempi,                                                                                                                                                             

 in viso un miscuglio di somiglianze ,due baffetti troppo piccoli per quel

faccione, ed un corpo che ricorda ollio,

è un uomo sfortunato,

questo mio osservarlo,non è per prenderlo per i fondelli o per chissa'

cosa,ma è solo tenerezza,
tenerezza per un uomo solo ,un uomo semplice......

Un giorno era un uomo sposato , due figlie ,ormai grandi,

qualche anno fa la moglie lo butta fuori di casa,
c'è da dire che ha un caratteraccio e non è certo una cima di intelligenza,

ma è un uomo semplice,

il lavoro ormai è diventato il suo migliore amico,il suo sicuro rifugio,qui

sa di trovare il calore di una anomala famiglia,

ed il venir a salutarci al mattino , è per lui , come andar a far visita ai parenti , ai

vicini di casa,un momento di calore umano......

A volte si siede qui vicino a me,e scambia qualche parola,spesso cade nei

ricordi di un passato ormai a lui estraneo,

nostalgico negli occhi cerca di sdrammatizzare con una battuta, che solo lui

capisce, a cui solo lui ride
lo guardo,vorrei riuscir a penetrare nei suoi pensieri di uomo

solo,

sto male in quel momento,riesco a percepire il suo stato d'animo..... 


La domenica pomeriggio ha insita una tristezza incredibile,

sia inverno o estate ,c'è sempre quella strana tristezza....chissa perchè non

il sabato pomeriggio non  il venerdì.....

.ho sempre pensato che se un mi dovessi uccidere quel giorno sarà

certamente domenica pomeriggio........


mi trovavo fuori in macchina per andar a lavoro,e pensavo proprio a questa

tipica tristezza domenicale....

davanti a me una vecchia auto bianca avrà almeno trent'anni,mi piaceva ai

tempi della scuola...
 

dentro intravedo lui... Ernesto,va molto piano,

inevitabilmente cerco di entrare nella sua mente,

gira senza una meta,al mattino lo avevo incontrato dentro un tabacchi,ben

vestito, alla sua maniera certo, ma ben vestito,
quando sei solo nessuno ti dice"quella camicia con quella giacca stona",
ed una giacca ed una camicia

non sono certo una tuta blu da lavoro,quella non spara mai con niente......

...lo seguo per un po' nella sua solitaria passeggiata....

...i suoi pensieri ,quelli vorrei conoscere...

cos'hai amico mio,non sai dove andare vero,oggi è domenica,speri che passi

presto,per tornare a salutare domattina i tuoi amici in quel posto di

lavoro che a pochi dà il calore di una famiglia....

...divento triste anch'io,non ne posso fare a meno...

prego per lui,spero per lui,mi incazzo per lui....

tutti noi a volte desideriamo la solitudine,star lontano da tutto e da

tutti....
"in un isola deserta  andrei per sempre" imprechiamo ad alta voce ....

....lui in quell'isola deserta ci vive davvero,e da tempo.

 ciao Ernesto......


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Profilo Autore: puccio  

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interno notte,h.1,30,

eccomi qua,ho appena finito di chattar con te ,ed ho subito voglia di parlarti,mi maaaaanchi monella,mi manchi davvero tanto,

anche se sei al di là di uno schermo,ti sento vicina vicina,ti sento,e mi fai vibrare di felicità...

niente poesia stasera però,solo pensieri liberi(un modo elegante per dire...cazzate)

ciao come stai,...

Che bello quando lo scrivi...

,allora,di cosa ti parlo,cosa posso tirar fuori ,pur di tenerti attaccata a me in questa notte di noia ,in cui per fortuna il lavoro è poco,e in cui mi tocca star a sentir le sciocchezze del mio collega di fronte che tu ben conosci.....

H 1,35...

Metto su un po di musica,heart wind and fire,vai con tutto l’album,cosi non lui non sentira i tasti battere,altrimenti pensa che scrivo chissa cosa al capo,sarebbe capace di metter in giro la voce che racconto tutto cio che accade in sua assenza........

ciao come stai....

Che brutto fare delle domande e saper che non arriverà risposta,

accidenti sto menando il can per l’aia,insomma non riesco a cominciare un argomento interessante...

aiutooo,voglio attirare il tuo interesse,senza parlarti d’amore e ripeterti le solite solfe....

ti amo ti amo.. ti amo oma it....

ecco un argomento....oma it, come nasce....:

svolgimento

Ciao come stai( ...aridaje)....

Ah ah ah,oma it... ogni cosa ha certamente una spiegazione,questa e quella di oma it,

temo che dir sempre ti amo alla lunga ti scocci,ho una grande paura che quelle due paroline perdano il loro vero significato a furia di ripeterle,(però ti sto parlando d’amore,scusa non volevo..)

..immagino.. che ti dico: “ti amo “, e tu “seee” come dire: “dici sempre la stessa cosa ...”

ma sai non son ancora riuscito a trovare una parola piu' bella e piu' forte per dirti che....ti amo...

forse ..ti adoro...no,non mi piace,mi fa pensare ad un deodorante, un ti amo è piu' forte, ti voglio bene,troppo generico, io voglio bene a tutti...

per te ci vuole una parola unica ,come unico è il mio sentimento per te,una parola grande,che ne so DOMIUTISSIMO... che brutta accidenti,GIUNIFIVA...anche questa parola non va',boh ...ci proverò piu’ tardi....

"oma it",nasce dal fatto che ormai "ti amo" lo dico solo io,e non lo sento da te da tanto ormai, "oma it" è la versione speculare del mio dirti ti amo,un ti amo allo specchio,...un po come sentirmelo dire.......,se è vero,perchè è vero e ci crEdo che noi due siamo la stessa cosa, se io dico ti amo,son certo che lo pensi anche tu anche se non Lo dIci........quindi io lo dico per tutti e due ,come Se fossi dAvanti ad uno specchio....che matto che sono ,hai ragione.....

h.2,30....

Stanotte c’è con me il Tuo vicino dI casa,presidente emerito dellA coop..... ,

è sempre un piacere mOntar con lui,ci si arricchisce culturalmente ,godendoci nel contempo quattro sane risate ,che a quest’ora della notte non guastano....

stasera ha chiamato un collega , e gli ha detto :

-ci sono due notizie, una bella ,e l’altra lieta....-

Ah ah ah ahah ha ha haha ha hhhhaaa...uh che bello potesse esser sempre così....

.....

h.2.42...

è arrivAto un collega da fuori che vuole delle spiegazioni su di unn certo lavoro,cioè la gestione da dentro delle attività,du palle.... Io sto scrivendo e mi chiede :- ma stai scrivendo le ProcEduRe ?-

ed io penSo si comE no.......

Ciao coMe stai....stavolta davvero, doPo aveR letto tuttE ste scemenze spero nn soffri di un mal di testa improvviso....

h.2,45...stanco di scriver procedure vado a farmi un tabacco finemente lavorato.......una sigaretta cioè...a dopo.

h.2,50...AMULAT.......no,non va bene nemmeno questa parola...

ci riuscirò,ci riusciròooo

h.3’00 aho non c’è verso di star un po da soli stanotte,il presidente della coop.. si siede qui affianco con il collega curiosone a parlottare.....annate via sciò,che devo scriver per il mio unico ALLADESA...non va bene neanche questa parola....

Che raccontarti ,certo che di cazzate ne sto scrivendo,pur di nn parlarti d’amore....

Dovresti premiare il mio impegno.......

Dio come son brutto ,ma tanto brutto,fossi in te scapperei ogni volta che mi vedrei,io infatti evito di vedermi.......

eppure ....qualcuno mi apprezza,dai che ti faccio sorridere raccontandoti quest’aneddoto...

una sera si va a cena di amici,saliamo in casa ,la nostra amica ci accoglie sull’uscio,in fila indiana percorriamo il corridoio per arrivare in cucina,(siamo nei pressi di casa dei tuoi)(non la cucina ,l’appartamento)(cioè voglio dire l’appartamento è vicino casa dei tuoi...)

lei è avanti a me di diversi metri,è già arrivata in cucina,io attraverso un piccolo salone dove c’è un televisore acceso con un divano dove siedono la mamma della nostra amica ed una sua parente,dico” buonasera signore....”e passo oltre la signora si rivolge alla coetanea e gli dice “matri che beddu stu'carusu”... accidenti!........ perchè attiro solo le vecchiette...

e poi penso ,va bè la signora ha la sua età e quindi evidentemente non ci vede piu’ bene.......ah terza cosa,forse bisogna che mi faccio un controllo all’udito.

h.3,38....

niente nn riesco a trovar una parola degna dell’amore che provo per te....

ma l’amore non si poteva dimostrare con un unità di misura,che ne sò ad esempio il kilo,o il metro.........

lui:ti amo 7 kili e 800 grammi..lei:...amoreee ma ieri mi amavi 8 kili e 200,lui:bè cara mia ma oggi son venuto a piedi.....

lui:ti amo quanto da qua a là,lei: dove làa,lui:noo la’ la’ ,piu’ in là ,ecco si verso lì....lei:miii così vicinooo.......

no,non va bene neanche così,mi faccio convinto che per dirti quanto ti amo bisogna che ti dico solo..... ti amo.......

ed io voglio dirtelo in tutti i modi ,dolcemente ...violentemente, infinitamente............

h.3.50, sto cominciando a impazzir dal sonno,ma rileggendo le minchiate che ho scritto,credo che son impazzito già da prima ,quando non avevo sonno........

h.4.00...........ronf.....ronf...

ho mezzo emisfero cerebrale in coma .......

l’altro mezzo è sveglio e cerca di scriver qualcosa di interessante per tenerti incollata a questa pagina ,

h.4,15....mi hai tenuto compagnia anche stanotte,con questa ho pensato di star li a parlar con te...come se fossi qui di fronte a me,ma non ci sei,... o ci sei.....ci sei ....h12o6...ronff...

h 4.30

adesso comincio le operazioni di rito ,il turno volge alla fine,poi doccia e fumatina, scrivo le consegne e se arriva il cambio si va a letto.......per dormire  purtroppo......

..perchè il letto serve ad altro?

Scusami per le sciocchezze che ho scritto,avevo solo voglia di ridere e scherzare.....

Ero serio solo quando ti scrivevo che ti amo, lo sai che ti amo tanto tanto tanto.....

Tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto........................

...così..!!....

Basta ,chiudo anche se vorrei ,scriverti ancora mille pagine................ma preferisco andar di corsa a sognarti..........
è mattino già..................

Ciao a presto?

ti amo... oma it


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Profilo Autore: puccio  

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Musica e poesia ma anche realtà, si fondono e si rincorrono  nelle note, a volte è la nostra indole, è il nostro spirito guerriero che ci indirizza verso un tipo di musica, di stile o un cantante piuttosto che un altro.

Eh già da molti anni siamo ancora qua, ascoltiamo imperterriti e senza paura il komandante, lo ascoltiamo e lo cantiamo, lo cantiamo e lo viviamo, si perché vivere  Vasco a distanza di anni dalla prima volta, ti da emozioni e se uno ti da emozioni, le stesse della prima volta, allora sono convinto di essere davanti a un mito.

Sarà che ormai mi sono assuefatto, ma non riesco a iniziare la giornata senza una sua canzone da alba chiara a Rewind da Stupendo a vivere, ripercorro le tappe della mia vita e quelle parole riesco a sentirle mie, pur senza gli eccessi che le hanno generate.

Spiegare Vasco e quello che provoca con la sua musica non è difficile è inutile, Vasco devi ascoltarlo e basta, è lui che ti porta in basso e poi ti fa volare, trasmettendo ad ogni nota ad ogni parola tante sensazioni forti, tante sensazioni che ti fanno scoprire fragile che ti portano a comprendere il disagio di chi hai di fronte.-

Sembra assurdo, quasi folle ma molte situazioni o piccole emozioni nel mio lavoro, hanno avuto un esito positivo proprio grazie alle sue poesie, allora ho deciso di immedesimarmi, fino al punto di sfiorare e toccare per un breve periodo quella situazione di disagio che Vasco ha deciso di rendere pubblica.-

A giugno di quest’anno sono andato al mio  venticinquesimo concerto, questa volta però era diverso, era tutto diverso, erano emozioni forti già alla partenza, sarà  migliore  mi sono detto, forse è tutto dovuto alla prima volta da sotto il palco, eppure non è diverso dalle altre volte continuavo a ripetere,  poi entro a San siro e  mi ritrovo nel prato, a un metro dal palco le note scorrono, la pioggia cade, tutti abbracciati, si canta si balla e poi, e poi….poi tutto ha UN SENSO e insieme alla pioggia del cielo arrivano le gocce di pioggia dai miei occhi.

Io 40enne sbirro, dalla testa dura, dal cuore nero ho pianto, si ho pianto per la mia canzone, perché fra tutte, quella è la mia, non sarà la più famosa , non sarà la più bella ma è la mia, ogni vascombriccolo, ogni solito, ha la sua e per i suoi motivi, una canzone che viene prima delle altre, una canzone che ti da emozioni, quella che ti da la spinta a risollevarti dopo una caduta.-

Ecco questo è Vasco non è ne il drogato ne il depresso, i suoi detrattori lo hanno sempre attaccato accusato ghettizzato, ma 80mila spettatori per quattro concerti consecutivi li ha fatti lui non altri, segno che la sua musica, anche a 30 anni di distanza dal penultimo posto di sanremo,  ancora viene cantata mentre di altre canzoni arrivate prima si è persa ogni traccia.

Ci sono passaggi importanti da affrontare nella vita,  da un’alba chiara, chiarissima luminosa e sconvolgente a un c’è chi dice no, no alla sopraffazione no all’egoismo no all’emarginazione e allora ecco che noi siamo sempre qua, noi siamo il popolo di Vasco, forse esagerato, forse complesso da capire, ma sicuramente sensibile più degli altri e più sensibile ai problemi degli altri che ai nostri, che ci volete fare siamo una combriccola, siamo la combriccola del Blasco siamo tutta gente a posto, noi siamo i soliti non cambieremo mai finché morte non ci separi e quando questo accadrà il mito prenderà forma illuminando la via ogni volta che ci risveglieremo e ogni volta che ci sbaglieremo e allora ci saranno gli angeli in un posto dove nessuno potrà darci ordini.


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Profilo Autore: anonimo veneziano  

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Era bello quel giorno, il vento stava spazzando le nuvole, e il suo umore cattivo che voleva pensare a lei, non riusciva, suo figlio un bimbo piccolo, si trovava in ospedale, sua moglie lo aveva dato alla luce, con tanta gioia, andando via, dopo poche ore dal parto. Il cuore non era riuscito a sopportare quel lungo travaglio, che poteva evitare, se il personale di turno si fosse precipitato tempestivamente, nella sua stanza, dove il sole filtrava, illuminandole il viso, sconvolto dal dolore, che appesantiva la sua schiena, sorretta da lui, mentre il sudore gli gocciolava. In quel periodo il reparto si trovava a fronteggiare una situazione di emergenza, molto estenuante, erano arrivate tante straniere, sbarcate con mezzi di fortuna, che avevano rischiato di affondare, lontano dalla riva, presa d’assalto, costringendo abitanti di un’isola americana, a fare un passo indietro, accettando estreme condizioni per tutti, davvero disastrose. Marina era stata una donna, sempre forte, amava la vita, e quando conobbe Mauro ancora di più, tanto che si faceva portare in locali lussuosi, dove si baciavano, alla vista di molti, sotto riflettori, testimoni di un amore, sentito e conosciuto, quando tutto ormai per entrambi sembrava finito. Erano cresciuti troppo in fretta, il tempo per essi non era stato proprio buono, i loro genitori avevano deciso di separarsi, lasciandoli soli, all’età di quattordici, sedici anni, in una piccola casa, scampata alla guerra, che non dimenticò, facilmente, nei lunghi anni vissuti. Quegli anziani si amavano, prendendosi cura calorosamente, dei nipoti, i quali li ricambiarono teneramente. La giornata di Mauro cambiò, egli tornando indietro con la mente rivolta al passato, giurò a se stesso, di non legarsi mai a un’altra, anche se Gloria in alcuni momenti lo faceva sentire bene, come rinato, non appena si poteva sfogare in ufficio, parlando a lei, dei suoi problemi, di essersi innamorato, di una donna malata, consapevole della sua malattia, che presto l’avrebbe uccisa. All’improvviso i suoi pensieri spostarono l’attenzione al campanello, fuori, sul pianerottolo di casa, c’era Gloria, desiderosa di vedere lui, che potè guardarlo, soltanto dalla finestra, mentre si allontanava, rapidamente

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Profilo Autore: poesie profonde  

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Le campane suonavano a festa, il matrimonio di Stefano e Marina era stato celebrato in una chiesa gotica romana, con navate meravigliose, lunghe e larghe, che catturavano gli invitati degli sposi molto eleganti, contenti di essere li, per quell'evento tanto voluto, da un periodo dove esisteva solamente delusione caratterizzata dai momenti inconsueti, litigi all’ordine del giorno, che straziavano il cuore. Essi prima di sposarsi si ripudiavano, perchè troppo diversi. Lei proveniva da una famiglia altolocata, possedeva terreni, ville, su altipiani di montagna, dove andava spesso, per sentire il silenzio, e ammirare i prati in fiore, quando la neve si scioglieva, e il sole arrivava a scaldare la solitudine, di una mamma premurosa, che Marina adorava, comprandole tutti gli anni un regalo per il suo compleanno, festeggiato in ristoranti famosi, molto richiesti. Sua madre era stata lasciata dal marito, giocatore d’azzardo, oltre che direttore bancario. Stefano al contrario di lei apparteneva a una famiglia contadina, la quale viveva con poco, ma era felice, unita, ogni giorno mangiavano tutti insieme, in una rustica cucina, scaldata da una stufa a legna, in certi periodi anche d’estate, per via del bosco, che si trovava a fianco all’abitazione. Loro comunque impararono ad amarsi, e a capire che il vero amore prevale su tutto, e niente è più forte di lui

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Profilo Autore: poesie profonde  

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c’era un volta un cane randagio

che mai aveva conosciuto il calore di una famiglia

distrattamente era nato e distrattamente si districava nelle necessita’ della vita

nessuno lo conosceva e nessuno lui stesso conosceva

naturalmente era un cane filosofo, e questo certo gli era d’aiuto.

passava le giornate sotto un albero sulla collina

da dove poteva chiaramente vedere il porto con il suo ciclo distratto di partenze ed arrivi

cercando senza trovarla una risposta alle loro frenetiche attivita’.

poco gli interessavano le cagnette e poca attenzione prestava ai piaceri della ciotola

naturalmente era un cane vegetariano e questo certo gli era d’aiuto.

una mattina mentre stava contemplando il cielo nella sua magnifica grandezza

improvvisamente percepi’ di non essere solo, e si senti’ circondato d’affetto.

stranito da questa nuova sensazione e comunque accortosi che nessuno gli era vicino

guardando il porto abbaio’ al mondo intero:

“dio mio cos’e’ questa meravigliosa sensazione che provo ?? come posso essere amato io che non amo ?? come posso conoscere un cosi’ alto sentimento io che non ho famiglia ??

naturalmente era un cane religioso e questo certo gli era d’aiuto.

improvvisamente udi’ una voce che soavemente gli diceva:

“non e’ vero che non hai famiglia, io sono l’albero tuo padre, in me si trovano le tue radici e l’ombra e la pace che giornalmente ti dono sono tutto l’affetto che posso.

siamo la muta famiglia

abbiamo piedi fermamente piantati nella terra

occhi puntati verso il cielo

ed un’anima randagia

il nostro amore sara’ eterno e mai conoscera’ le restrizioni dell’umana passionalita’.”

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Profilo Autore: Charlie  

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Avevo appena compiuto sei anni e il calendario segnava il primo ottobre quando m’ incamminai per le scalette che portano in paese, pronta ad entrare in classe la prima volta.

Tra le mani tenevo una cartella comperata apposta grande, per farla durare fino alla quinta, indossavo un grembiulino cucito da mia madre durante l’estate, uguale a quello delle mie sorelle, eravamo in tre alle elementari, io in prima, un altra in seconda e la più grande in terza.

Vivevo in un piccolo paesino di montagna dove non c’erano supermercati e in casa nemmeno i soldi per comperare un grembiulino nuovo.

Per la prima volta in paese avremmo avuto una maestra del sud d'Italia, erano i tempi di un insegnante unica, noi però ne avevamo solo mezza, perché sia la prima che la seconda avevano una maestra sola, lo stesso discorso per la terza con la quarta. Solo la quinta ne aveva una tutta per se.

La nuova insegnante si chiamava Rosa e veniva dalla Sicilia, forse da Siracusa, ma non ne sono certa perché a quei tempi, era l'unica città siciliana che noi bambini conoscevamo, e la conoscevamo bene perché vi era nata Santa Lucia che ogni anno, il 13 dicembre, ci portava i doni.

Il compito di Rosa era di insegnarci a scrivere e a leggere, ma la povera maestra non era a conoscenza che in casa e tra di noi parlavamo il dialetto, non sapeva che nelle nostre case si parlava esclusivamente in dialetto.

Oltre ai problemi elencati si trovò in classe anche Paolino il ragazzo più vivace del paese, che quando era calmo ne combinava una al giorno.

Ricordo una volta che l’insegnante si mise le mani nei capelli mentre correggeva i suoi pensierini e allarmata lo chiamò alla lavagna e gli fece leggere ad alta voce ciò che aveva scritto.

A ogni parola in dialetto gli urlava “mammalucco!” Gridava tanto forte che ancora adesso mi sembra di sentire la sua voce. Noi ridevamo come matti, senza pensare che nei giorni seguenti quelle sgridate sarebbero toccate pure a noi.

“Mammalucchi” era diventata la parola più usata in classe, ce ne siamo presi talmente tanti che per diversi anni ho creduto fosse una parola in dialetto Siciliano.

Un po’ impauriti dei suoi modi ci difendevamo come potevamo. Quando la maestra non era presente, la chiamavamo “la terrona” e lei lo sapeva, ma aveva capito che non c'era cattiveria in quella parola e ci voleva bene.

C’è voluto del tempo e tanti strilli, ma la sua costanza è stata premiata: in classe parlavamo italiano! Rosa dimenticò in fretta le difficoltà incontrate, e non perdeva occasione per vantarsi dei risultati ottenuti raccontando a tutti che con noi si trovava bene.

Sono passati molti anni, non abito più al paese, ma per quanto ne so, la maestra si è trasferita definitivamente in quel piccolo borgo di montagna.

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Profilo Autore: lucietta  

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 Emily,nero romantico.Domando quel gentil rossetto,ormai non ti vive più.Limpidi occhi bui fissano la pozza contaminata dove maledetta attingi melodiche ossessioni prosciugate in un attimo.Tentenni,poi cedi.Meglio leccare quei cocci di specchio sparsi,taglienti,sinceri;unici a riflettere la fotocopia  accartocciata e ingiallita di una schiava erosa dai suoi mille perchè,affogando verso un fondo sfatto,incessante oblio,rende inerte questa pallida pelle.Camaleontica mentre mimetizzi sotto le premure del tuo affettuoso cappuccio inacessibili delicatezze,rannicchiandoti esausta,trasparente al dinamico via vai di questa fredda metropolitana.

Ora sei la classica tossica che ha fermato l'amaro scorrere d'un tempo spregevole,sedato da ipnotiche martellate alla ricerca di radici troppo dure da masticare.

Ora sei la tenera bambina che passa al tuo fianco....la mano stretta al suo papà,fiutando un mondo orco a lei soave e colorato.Tu la osservi,gracile Emily,nuda della consapevolezza del dolcetto che non ti sarà mai più regalato.

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Profilo Autore: lukha  

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