Amore e virtualità, una nuova frontiera della psicologia, ove i siti letterari trovano fertile terreno. Tra il serio e il faceto, provo a calarmi nella parte per tornare presto alla realtà.
Tanto mi sperdo in voi, soavi amiche
in virtual mondo fatto di poesia,
tutte d’Amor epìgone e di Psiche
a custodirne senso e fantasia
narrando il sentir vostro più profondo.
Volti ignoti, talor qualche avatàr,
e dentro a un digitale girotondo
fattezze vostre provo a immaginar,
e le voci e i sorrisi e i portamenti
e gli sguardi e “quel certo non so che”
di chi parole sa trovar sapienti
che carezzano il cuor senza un perché.
So che potrei di tante innamorarmi
- e ancor più in altri tempi avrei potuto
ché oggi non saprei più destreggiarmi
ché il cervello e non sol mi son bevuto -
e talora fantastico un destino
ch’esser poteva e invece non è stato,
un incontro palese o clandestino,
un sogno che non s’è rëalizzato,
e in voi mi fingo attore d’altre vite
a bere distillati d’emozioni,
nei meandri di anime smarrite
e arrendermi alle vostre seduzioni.
Poi spunta un diavoletto con le corna
che parla con angelica saggezza:
“Virtualità è del corpo disadorna,
fantasia ch’ama eluder ogni asprezza,
l’amore è vista udito gusto olfatto
cui non basta il poetico linguaggio
senza neppur aver tatto e contatto
concreto e visceral nel suo messsaggio”.
in virtual mondo fatto di poesia,
tutte d’Amor epìgone e di Psiche
a custodirne senso e fantasia
narrando il sentir vostro più profondo.
Volti ignoti, talor qualche avatàr,
e dentro a un digitale girotondo
fattezze vostre provo a immaginar,
e le voci e i sorrisi e i portamenti
e gli sguardi e “quel certo non so che”
di chi parole sa trovar sapienti
che carezzano il cuor senza un perché.
So che potrei di tante innamorarmi
- e ancor più in altri tempi avrei potuto
ché oggi non saprei più destreggiarmi
ché il cervello e non sol mi son bevuto -
e talora fantastico un destino
ch’esser poteva e invece non è stato,
un incontro palese o clandestino,
un sogno che non s’è rëalizzato,
e in voi mi fingo attore d’altre vite
a bere distillati d’emozioni,
nei meandri di anime smarrite
e arrendermi alle vostre seduzioni.
Poi spunta un diavoletto con le corna
che parla con angelica saggezza:
“Virtualità è del corpo disadorna,
fantasia ch’ama eluder ogni asprezza,
l’amore è vista udito gusto olfatto
cui non basta il poetico linguaggio
senza neppur aver tatto e contatto
concreto e visceral nel suo messsaggio”.

Commenti
anche senza uno schermo posto in mezzo;
del tatto il senso a volte avrebbe il prezzo
di bei schiaffoni che generan mali.
Meglio pertanto stare ad apprezzare
la melodia canonica di versi
come quelli che qui vediamo emersi:
seguono un ritmo senza mai inciampare!
Ci accorgiamo di quanto siano preziose le gemme che abbiamo, solo quando le perdiamo!
Meditate, Gente, meditate!
Il mio testo è il prodotto di chi sta, mentalmente, raschiando il fondo del barile. Sulla base di vicende di cronaca, di articoli scritti da psicologi e di qualche confidenza ricevuta privatamente sul sito, ho provato ad addentrarmi in questi inconsci meccanismi di fascinazione che il virtuale può scatenare. Non temere, sono vecchio, saggio, ben vissuto e oggettivamente appagato. Purtroppo, sono un po' depresso e la poesia mi aiuta a evadere ogni tanto dalla mia gabbia, fatta di ciò che non ho più. Una mancanza imprigionante.