Un celebre brano di Ovidio, liberamente tradotto e adattato in sei distici di endecasillabi a rima baciata. Seguono testo originale e mia traduzione quasi letterale.

Di qua e di là tirando un lieve cuore
combattono tra lor l’odio e l’amore.

Se potrò ti odierò ma, mio malgrado,
t’amerò perché lì sempre ricado.

Neppur il toro ama aver il giogo,
eppur lo tiene, ch’altro non ha sfogo.

Io fuggo dalla tua dissolutezza
ma mi riporta a te la tua bellezza.

La tua scostumatezza pur aborro
eppur amo il tuo corpo e lo rincorro.

Né allor con te, né senza, viver posso
e il mio voler mi par d’aver rimosso.


TESTO ORIGINALE (Amores III, XIb, 33-40)

Luctantur pectusque leve in contraria tendunt
hac amor hac odium, sed, puto, vincit amor.
Odero, si potero; si non, invitus amabo,
nec iuga taurus amat; quae tamen odit, habet.
Nequitiam fugio — fugientem forma reducit;
aversor morum crimina — corpus amo.
Sic ego nec sine te nec tecum vivere possum,
et videor voti nescius esse mei.

TRADUZIONE (quasi) LETTERALE

“Lottano e tirano il mio debole cuore in opposte direzioni
di qua l'amore di là l'odio, ma, penso, vince l'amore.
Ti odierò se potrò; altrimenti, ti amerò mio malgrado:
neppure il toro ama il giogo, che pur odiandolo mantiene.
Fuggo dalla nequizia, ma la bellezza mi riporta indietro;
detesto il tuo malcostume, ma amo il tuo corpo.
Così né con te né senza te posso vivere,
e mi sembra di non sapere ciò che voglio.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Commenti  

ioffa
# ioffa 18-02-2026 00:44
Ovidio si congratulerebbe con te, se fosse pratico dell'italiano e del nostro modo di poetare fatto di accentazioni e non di lunghezze vocaliche: tutti i distici si recitano perfettamente nel ritmo canonico a maiore ed il senso mi pare perfettamente rispettato, alla faccia delle "limitazioni" rimiche e metriche.
Sisifo Gioioso
+1 # Sisifo Gioioso 18-02-2026 08:41
Grazie ioffa, sono convinto anch'io che metrica e rime, superate le comprensibili difficoltà, trovino nella nella nostra dolce lingua delle potenzialità espressive ineguagliabili. Ho già fatto simili esperimenti con l'inglese e il tedesco (di cui peraltro sono men che orecchiante). Col latino è la prima volte. E non è necessario essere profondi conoscitori della lingua da cui si attinge. Certo occorre una piena padronanza della lingua in cui si scrive, e anche un po' di benevolenza da parte del lettore perché molte forzature sono inevitabili.

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