Un testo di fantasia scritto di recente rileggendo appunti poetici dell’adolescenza ritrovati in cantina

È il tramonto e dal ponte sul torrente
ti vedo vagolare lungo il greto
bruna di sole e coi capelli al vento
di Boemia chissà o d’Andalusia,
poi ti siedi sui sassi a piedi nudi
con lo sguardo rivolto all’orizzonte
forse pensi un lontan amor perduto.

Cala il crepuscolo e dal carrozzone
giunger mi fingo quel canto gitano,
stanchi cavalli nell’umida sera
di un tempo lontano ardente preghiera,
che si spegne insieme all’ultima luce,
poi ti occulti, t’inseguo e ti raggiungo,
ma soltanto con la mia fantasia.

È sera, umida come quel bacio
che ti vorrei carpire nel silenzio,
serena qual lo sguardo tuo infinito
che vorrei m’indicasse dove andare,
zingara insegnami tutti i segreti
e i fascini reconditi del mondo,
dimmi com’è il tuo vivere errabondo.

E or ch’è notte e ti immagino spoglia
dei tuoi cenci variopinti e sapienti
ché le fattezze tue han carezzato,
accoglimi nel tuo caldo giaciglio,
prendimi, insegnami, musa randagia,
ad amar senza il senso del peccato,
ad essere uno zingaro poeta.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Commenti  

ioffa
# ioffa 13-11-2024 14:14
Anche a me piacerebbe rielaborare qualcuno degli scarabocchi che scrissi nell'adolescenza, monotematici per quella che era la cotta dell'epoca, con cui poi cominciò una decennale amicizia (e nulla di più, ovviamente). Ma non ho conservato niente di quell'epoca. Provavo già a rispettare la metrica, ma sicuramente dovevano essere scritti più approssimativi di quanto riesca a fare oggi. Bel rifacimento il tuo, tutti endecasillabi che ben trasmettono le immagini di una fantasia che si accende per una figura mitizzata, la zingarella capace di accendere gli impulsi adolescenziali verso un mondo misterioso, tanto quello degli zingari quanto quello dell'amore.
Sisifo Gioioso
+1 # Sisifo Gioioso 13-11-2024 17:38
Neanch'io a in giovinezza rispettavo la metrica, e men che meno le rime, anzi, facevo di tutto per evitarle (erano i tempi in cui imperava ancora l'ermetismo, Quasimodo aveva vinto il Nobel solo circa dieci anni prima che io cominciassi a scrivere diari, poesie, racconti e altre amenità adolescenziali).
Ho la fortuna di aver conservato tutto, malgrado alcuni traslochi, o forse proprio grazie a quelli. Materiale utile per questo ritorno di fiamma da vecchio pensionato, con totale revisione di cose oggi impubblicabili, oltre alla mia attuale produzione che è sovrastante.
Questo appena pubblicato è un testo di oltre mezzo secolo dopo, che può reggere la metrica, ma le rime imporrebbero troppe forzature. E sai bene come la penso: certe cose o si fanno bene o non si fanno.

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