Un testo di fantasia scritto di recente rileggendo appunti poetici dell’adolescenza ritrovati in cantina
È il tramonto e dal ponte sul torrente
ti vedo vagolare lungo il greto
bruna di sole e coi capelli al vento
di Boemia chissà o d’Andalusia,
poi ti siedi sui sassi a piedi nudi
con lo sguardo rivolto all’orizzonte
forse pensi un lontan amor perduto.
Cala il crepuscolo e dal carrozzone
giunger mi fingo quel canto gitano,
stanchi cavalli nell’umida sera
di un tempo lontano ardente preghiera,
che si spegne insieme all’ultima luce,
poi ti occulti, t’inseguo e ti raggiungo,
ma soltanto con la mia fantasia.
È sera, umida come quel bacio
che ti vorrei carpire nel silenzio,
serena qual lo sguardo tuo infinito
che vorrei m’indicasse dove andare,
zingara insegnami tutti i segreti
e i fascini reconditi del mondo,
dimmi com’è il tuo vivere errabondo.
E or ch’è notte e ti immagino spoglia
dei tuoi cenci variopinti e sapienti
ché le fattezze tue han carezzato,
accoglimi nel tuo caldo giaciglio,
prendimi, insegnami, musa randagia,
ad amar senza il senso del peccato,
ad essere uno zingaro poeta.
È il tramonto e dal ponte sul torrente
ti vedo vagolare lungo il greto
bruna di sole e coi capelli al vento
di Boemia chissà o d’Andalusia,
poi ti siedi sui sassi a piedi nudi
con lo sguardo rivolto all’orizzonte
forse pensi un lontan amor perduto.
Cala il crepuscolo e dal carrozzone
giunger mi fingo quel canto gitano,
stanchi cavalli nell’umida sera
di un tempo lontano ardente preghiera,
che si spegne insieme all’ultima luce,
poi ti occulti, t’inseguo e ti raggiungo,
ma soltanto con la mia fantasia.
È sera, umida come quel bacio
che ti vorrei carpire nel silenzio,
serena qual lo sguardo tuo infinito
che vorrei m’indicasse dove andare,
zingara insegnami tutti i segreti
e i fascini reconditi del mondo,
dimmi com’è il tuo vivere errabondo.
E or ch’è notte e ti immagino spoglia
dei tuoi cenci variopinti e sapienti
ché le fattezze tue han carezzato,
accoglimi nel tuo caldo giaciglio,
prendimi, insegnami, musa randagia,
ad amar senza il senso del peccato,
ad essere uno zingaro poeta.

Commenti
Ho la fortuna di aver conservato tutto, malgrado alcuni traslochi, o forse proprio grazie a quelli. Materiale utile per questo ritorno di fiamma da vecchio pensionato, con totale revisione di cose oggi impubblicabili, oltre alla mia attuale produzione che è sovrastante.
Questo appena pubblicato è un testo di oltre mezzo secolo dopo, che può reggere la metrica, ma le rime imporrebbero troppe forzature. E sai bene come la penso: certe cose o si fanno bene o non si fanno.