Da un tono serio iniziale, ispirato alla sera foscoliana, imago della fatal quïete, a un finale scherzoso
Della fatal quïete sei l’imago
sì cara e carezzevole mia sera
che poësia mi fai cercar presago
dell’ultima frontiera mia chimera.
Per me che sono giunto alla quiescenza
ambasciatrice sei della mia notte
immagin d’imminente re-quiescenza,
combinate che n’ho di crude e cotte,
requie eterna e pure quotidiana,
tu sonno che sei scimmia della morte (*)
onirica metafora balzana
per chi abbia esaurito le sue scorte,
per un’anima beata oppur in pena
o che cerca salvifiche amnesie,
che dimora vorrebbe aver terrena
vivendo sol dei sogni le follie.
Prima che il nulla eterno si presenti
m’addormo con l’inconscio frequentato,
visioni e conversari evanescenti,
fantasie d’un inferno immeritato,
poi provo un paradiso a immaginarmi
ove quasi sarei birbante orante,
e infin al purgatorio collocarmi
sperando non sia come quel di Dante,
ch’io non voglio spurgarmi in sofferenza
sperando in celestial beatitudine
ma assumere una purga senza urgenza
su sedile bucato in solitudine
ripensando ai tanti miei peccati,
con un foglio di carta e penna a sfera,
o un computer per essere aggiornati,
a scriver poësïa giornaliera.
(*) “O, sleep thou ape of death…” W. Shakespeare: Cymbeline, act II, scene II.
Della fatal quïete sei l’imago
sì cara e carezzevole mia sera
che poësia mi fai cercar presago
dell’ultima frontiera mia chimera.
Per me che sono giunto alla quiescenza
ambasciatrice sei della mia notte
immagin d’imminente re-quiescenza,
combinate che n’ho di crude e cotte,
requie eterna e pure quotidiana,
tu sonno che sei scimmia della morte (*)
onirica metafora balzana
per chi abbia esaurito le sue scorte,
per un’anima beata oppur in pena
o che cerca salvifiche amnesie,
che dimora vorrebbe aver terrena
vivendo sol dei sogni le follie.
Prima che il nulla eterno si presenti
m’addormo con l’inconscio frequentato,
visioni e conversari evanescenti,
fantasie d’un inferno immeritato,
poi provo un paradiso a immaginarmi
ove quasi sarei birbante orante,
e infin al purgatorio collocarmi
sperando non sia come quel di Dante,
ch’io non voglio spurgarmi in sofferenza
sperando in celestial beatitudine
ma assumere una purga senza urgenza
su sedile bucato in solitudine
ripensando ai tanti miei peccati,
con un foglio di carta e penna a sfera,
o un computer per essere aggiornati,
a scriver poësïa giornaliera.
(*) “O, sleep thou ape of death…” W. Shakespeare: Cymbeline, act II, scene II.

Commenti
Ad ogni modo… ho riletto in parallelo la vecchia versione che pubblicasti nel 2023 in versi "liberi" e non c'è dubbio che ora gli endecasillabi canonici a maiore e le rime aggiungano spessore e migliorino lo scorrimento qui in questa versione: bella.
Quanto a metrica e rime, ho iniziato a leggere articoli di esperti e critici letterari che si sono occupati di recente del tema. Mi sembra che, dopo l'abiura e la ripulsa di tanti poeti del novenecento, metrica e rima stiano lentamente riacquistando valore e centralità nella composizione poetica. Discorso complesso, che non posso affrontare in questa sede. Ma ribadisco un concetto già da me espresso, non senza qualche ironia: per fare poesia in versi liberi si deve essere MOLTO BRAVI (o appartenere alle giuste conventicole plaudenti), o si rischia di cadere nella "prosa verticale", con testi non male a volte, al netto di sgrammaticature e disortografie, ma pur sempre non-poesie.