Brezza maggiolina, serpeggiando fra i fasci d'erba
arrivi da me, al chiuso, morto dentro fra solide mura
e, ahimé, ti salgo in groppa ed evado saltando
dal davanzale della finestra. Forse sei troppo pesante:
zeppa di rugiada, vento al mentolo, una brina innocente,
ma in fondo scruto i prati restando
in ginocchio su uno sgabello.
E lì resto, per non gonfiare nella primavera
e nei suoi pollini a me fatali, ma di fatto
fuggendo come il più gonfio dei palloncini rossi;
terra! che senza il suo freddo a seccarla
non può diventare terra solida e forte
e tenta quello specchio un uomo selvaggio,
in prigione mentre la guardia russa sulla sedia,
mai libero di distinguere gli odori,
gli odori uguali da una parte e dall'altra;
mai libero di constatare questa delusione.

Commenti
Ognuno deve vivere coi suoi mezzi, non esistono mascherine che proteggono dai pollini delle proprie barriere. La guardia russa potrebbe distrarsi e la porta aprirsi a fessura. Intanto la mente è spalancata e percorre una strada senza allergie... il bene delle parole contribuisce a tenere un contatto tangibile che non ha bisogno di distinguere odori, impegna infatti sensi diversi...
Complimenti per questa tua (posso permettermi il "TU"?), hai colto ancora una nota diversa in questo mare di brezze.
Un caro saluto.
- terra che senza il suo freddo a seccarla non può diventare terra solida e forte ...-
Ma siamo sicuri che è l'unico modo? Il prezzo della conoscenza a volte fa proprio venir voglia di un bicchiere di bollicine di spumante ...
Bella poesia
Grazie