« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »
Parlami ancora delle ali iridescenti della libellula,
di quando le carezze erano come bolle di sapone,
e dell’interferenza costruttiva di sogno e realtà.
Poi raccontami della tua lunga infanzia,
del concetto comune di fame,
e di quel tempo ormai remoto
dove lo spazio era la distanza
che separava i nostri cuori;
dove la terra era l’origine
e il mondo la coltre gelata
che attraeva le oscillazioni
delle mie grida di sconforto:
per respingerle e restituirmele
sotto la forma di un’attesa infinita
e di un pianto lieve ma inconsolabile.
Ed io, ora che tutto è finalmente passato,
ti parlerò delle mie mille e una vicissitudini,
delle onde che non hanno saputo investirmi
e dei momenti che ho ritrovato nel tempo,
come una pioggia fra le lacrime:
il giorno che ti ho trovata
ed ho iniziato
a vivere.
