Lei bussò, tre colpi a intervalli regolari, ma non pronunciò il suo nome
il suono rimase come sospeso, un eco nel vuoto e null’altro.
Non sapevo chi fosse, ma lo stesso decisi di non aprire. L’ora,
il problema era quello, non aprire a nessuno alle quattro di mattina
erano state le ultime parole di mia madre prima di lasciarmi
per traslocare in un’altra frequenza d’immagini e suoni
quella delle apparizioni notturne e dei sogni a occhi chiusi
quando il sole è a picco e la luna non è ancora tornata
alla casella di partenza. Poi arrivò una voce dalla strada
alle quattro di mattina, bassa, grave e sensuale
come può esserlo quello di una donna senza età
e mi commosse. “ Non sono venuta a prenderti
voglio solo parlare, stanotte mi sento sola e non ho nulla
da fare”. Ventisette anni esatti, giusti, la voce mi sembrò
la sua e cercai di ricordare, quel giorno che tutto cambiò
e dopo niente fu uguale, la stella, la mia stella
fuori dalla porta, avevo tanto sognato di rivederti
un giorno, un secondo, un istante o anche la metà
e ora che stava succedendo perché tentennavo? Il finale
perfetto come in un film, il pugnale, la spada
la vendetta per i torti subiti o l’abbraccio, pensieri confusi
all’ora del sonno, lei che parla in sottofondo, i tuoni
sono nella testa che esplode, vorrei aprire e perdermi
dentro i suoi occhi, rivedere come ride e come cammina
piccoli passi lenti ed eleganti e le budella, le interiora
che si contorcono, sto male, così può essere un disastro
che qualcuno mi dica quando, cosa, dove e come.
Lei entrò, non so come ed era bella come a vent’anni
ora alle quattro di mattina si stava spogliando
“ Ti voglio qui, il tuo corpo, nudo come la tua anima”
quei versi scritti di nascosto mi tornavano in mente
e cominciai anch’io a svestirmi togliendo la ruggine
degli anni e gli incubi dalla mente, tornare giovane ancora
per una notte o solo per una frazione di essa
stava succedendo. “Non ti preoccupare, non ti porto
via con me, ma tornerò ogni volta che vorrai”. La voce
era la stessa, la bolla del tempo si era come fermata
sospesa all’età del tutto è possibile e della nudità
senza compromessi, perché esista l’invecchiamento
perché sia questa la condanna, perché qualcuno
abbia deciso così, l’ho sentito dal tuo slancio impetuoso
e andando indietro con gli anni, camminando a ritroso
ho capito l’errore, non dovevo pensare per due, ma per uno
solo per me. E correrti dietro sino allo sfinimento
che scoppiasse pure il cuore, che morisse la libertà
è nel possesso che vibra la passione, che l’ora è domata
e più non suona l’indifferenza. Se sei stata la croce
la porta del supplizio, il buio prima della luce, il torto
a priori, il canto solenne e maestoso durante la messa
è perché l’ho permesso. Ora se ho imparato la lezione
non lascerò andare chi verrà dopo di te. Signora
di tutto, guarda le mie lancette ricoperte di fuliggine
andrai via e le luci saranno di nuovo spente
non puoi sbirciare il futuro? C’è un’esistenza anonima
sempre la stessa da sorseggiare lentamente? Sognando
la libertà impossibile, forse mi svesto degli affanni.

Commenti
Sai, mi è sembrata così importante questa riflessione di oggi che TU mi hai suggerito, che ho sentito il bisogno di estenderla pure a chi magari non ci legga...intendo TE e me, qui...GRAZIE, dunque, e VEDI come anche il dolore nostro, fosse anche solo quello immaginario di una poesia, come in questo caso voglio augurarmi per Te, mai è solo tormento inutile?...