Resta lo scempio delle parole, l’intelligenza
tradita e la vergogna d’avere ferito
chi ami senza motivo. Quanto è stato vicino
il dirupo, spinto dall’amnesia, la via
che ho visto non ha sbocchi, solo blocchi
di carta compressa di giornale, il reale
al tempo delle giostre ferme per mancanza
di elettricità. E se mi guardi per capire
cosa mi sia successo quel giorno all’imbrunire
del sole, e se le labbra sfuggono all’aderenza
della lingua per poi abbandonarsi al fatale
di un bacio senza tempo, allora vedo nei tuoi occhi
la trasparenza dell’acqua, ma so che la mia
è acqua di spine. Avremmo potuto ascoltare il violino
della nostra canzone, ma senza lo spartito
delle note conosciute, la musica stessa è assenza.

Commenti
Bellissime immagini a dipingere il rimorso: le giostre ferme, l'acqua limpida e quest'acqua di spine di un pianto pungente.
Bellissima poesia, con quel tocco gitano (qui la traccia è il violino) che impreziosisce i tuoi testi.
Complimenti :)