Nel trambusto di mediocri pendolari
eri il mio corrimano
di raso
la vite sbagliata all'incavo
adattata al caso.
Ora ,
al tocco,
risuona vuota
la vita
e al riparo
dal destino e i suoi soprusi
annego la mia stanza
in un celeste d'occhi chiusi,
sciogliendo spazio e tempo
in un celere dispendio
di sensi
ormai consunti
da un eccesso d'uso.
Preziose trasparenze ,
rimembranze
vagano,
atte in me
a graffiare
un tuo segno labile
d'assoluto
come a riva
il palpebrare del mare.
Col tremore di un passo malcerto
si va all'assalto
spezzando gli assedi
dell'io all'io
cercando ,
in un celeste di stanze chiuse
finestre di speranza
che diano l'azzardo di una sorpresa.
Ma con gli occhi di bianco dipinti
eravamo gia' morti.
Per questo,non per altro
era vana l'attesa.

Commenti
Grz Francesco...se ti va indicami i passaggi eccessivamente complessi , mi sarebbe d'aiuto...grazie ancora ;)
grz :)))