Erano in tre in famiglia: nonno
Dante gradiva a un punto tale
la trippa che dava percezione di
ingerirla in una sola cucchiaiata.
Era conduttore di treni nei pressi
di Trecate, e conobbe papà quando
dovettero risanare la latrina: ciance,
brago e bitume un’intera cariolata.
Nonno Tore finito di trebbiare si
dedicava alla sua passione: qualche
forchettata di trenette al rafano
seguite da vini rigorosamente forti.
Una secchiata d’acqua per le
stoviglie, ed ecco nonna Carmela
con una grembiulata d’uva che
diverrà Trebbiano: sono tutti morti.
Messe le scarpe buone, guanti consunti
e il paltò con papà scendevamo in paese
per le commissioni: dopo pochi metri
ci si fermava subito dal cardatore emaciato
che al nostro ritorno ci avrebbe fatto trovare
pronti guanti nuovi e anche una sciarpa.
Diceva “I due cardacci” la scritta sui vetri.
La mamma aveva iniziato a insegnarmi
a leggere, e volevo allenarmi con le insegne.
Poi era la volta del maniscalco con gli attrezzi
per ferrare, dei sellai che preparavano il basto
per i cavalli e la filatrice al telaio con i fusi.
Fuori dalla macina ci salutava il mugnaio
con la pala, e finalmente con stecche e pezzi
di stoffa, pinze e fil di ferro c’era l’ombrellaio
che ci riparava l’ombrello a pezze della nonna.
Ero impaziente di vedere il biciclo-carretto
dell’arrotino, ma mi incuriosiva “Canapa e juta”
sulla bottega dell’impagliatore di sedie.
Ora saremmo tornati a casa dove nonna stava
di certo lavorando a maglia davanti al caminetto
e mamma intenta a far la nuova scopa di saggina.
Passando davanti al calzolaio “Fustelle, basette
e pestello” mi sorprese che papà con la sua scarpa
macilenta non vi entrasse…
Ma ero così stanco di camminare, ma contento
perché di lì a poco avrei avuto, da far vedere
al nonno, la mia nuova sciarpa.
L'immagine
Vivere tutta la vita
Dall'inizio alla fine.
Per vedere questa immagine.
Che mi porterò con me
Nulla più mi farà male.
fu per mamma mia;
la scrissi a sedici anni
ma lei non la gradì.
Pensa a studiare.>
Amorosa e sensibile,
severa e inflessibile,
mia madre era così.
Ormai laureato,
un giorno me la chiese
e le si accese un sorriso
divenni rosso in viso,
mi sembrò il Paradiso.
Mia madre era così,
l’avessi ancora qui.
A dir mamma lo vissi in auliaco sentore,
crespati ricordi ove quel tempo è fermo..
Mamma di te il cuore si gonfia ad elargir bramoso sentimento.
Furono e son pensieri ove giaci immemore d'amore.
Memoria a tracciar flourescenti visioni nel
percorrere il tuo viale.
Mamma!
Un tuffo al cuore
un trampolino di lancio e
cronometrare quel tempo d'espanzione,
e fra mente e pensiero aprir un varco d'amor sincero.
Mamma amore infinito espanso nell'infinito!
A dir mamma sorride anche il cuore,
preamboli dignitosi nel pronunciare il tuo nome,
getto d'acqua pura a dissetare..
Ricordi in placide premesse,
consigli a divenir pane di vita,
umili e sincere parole in vigor di vita.
Mamma ascolto la tua voce che ancor mi parla!
Ricordo; anche le parole che non aveano senso,
ponevi sulla retta via! ..
Un oasi di quiete vorrei divenire, pace e amor far trasparire
Come una bilancia in equilibrio perfetto……
Tra gli opposti muovermi retto e aggraziato
Come un usignolo e il suo cantar beato……
Compreso che con codeste qualità, posso plasmare al meglio questa realtà……
Emanando vibrazioni di benevolenza non potrai che attrarne di eguali
Se amore sei amore otterrai……
Chiaramente in queste parole ho finora ommesso la volontà
Senza di essa nulla avverrà……
Vorrei essere un faro…..
Una luce nell’oblio
Aiutare chi ne ha reale bisogno
A uscire da questo sogno di massa
Ove cechi sonnambuli marciano senza fare una mossa
Vivono a stento il sogno nel sogno perdendo altresì il reale……
Immedesimarsi nel materiale non può che far male…..
Tuttavia vi è il libero arbitrio da rispettare e certo non sta a me il poter giudicare…….
Il mio invito e desiderio è che ognuno si giudichi da sé…..
Migliori dove può la sua condizione e anche egli cominci a vedere……
Quando osservo lo spazio in una notte tersa e senza luna
Non potrei immaginare il veder nel buio una sola luce, una piccola stella…..
Ma nell’insieme di stelle che immani si mostrano davanti ai miei inesperti e languidi occhi
comprendo che l’unione fa la vera forza, nulla è staccato, è tutto un insieme…..
Ascolta fratello non farti pregare
Unisciti a me
Comincia a brillare.

Che strano! E’ passato!
C’è il sole, la gioia, un sorriso, la vita!
Sono l’uomo, son forte, ma piango e mi chiudo,
soffro e sto zitto, penso e dispero!
Le nubi, la pioggia, la noia, il dolore!
C’è lei nel cuore! Mi guarda, si accorge,
c’è lei che mi aiuta! Mi alza, mi vuole,
mi stringe e sorride, suvvia cos’hai?
Niente le dico, ormai è passato! Ritorno alla vita.
Ma allora, non è l’uomo quello più forte!
E’ la donna e il suo amore? Dio mio che dico!
E’ lei il sostegno, la gioia infinita?
Cos’è una macchina senza motore?
Cos’è un albero senza radici?
L’uomo è forza, lavoro e denaro!
La donna è amore, conforto e dà figli!
Questa è famiglia! Forza, lavoro e denaro,
amore, conforto, gioia e figli!
Nessuno è più forte! Né uomo, né donna,
ma insieme per sempre, loro fanno famiglia.


Il filo che ci unisce
Quel filo simile a una sottile speranza di averti, come in quella spensierata mattina.
Le nostre mani intrecciate ed unite dall’ emozioni provate.
La colazione al bar a mordere lo stesso cornetto, dopo una sera passata a ballare.
Il filo dei ricordi, che ritorna ad una canzone che ascoltavamo insieme.
Mentre tu guidavi ed intanto io ti osservavo , e la cantavo.
Noi passione e musica e tante esperienze, il calcio sì anche quello si guardava.
Poi le risate, le coccole i pomeriggi e le notti a far l’ amore stretti uniti e vicini.
Noi e nulla contava, nulla ci importava ebbri di felicità una coppia splendida.
Tutti ci definivano, così perfetta una fusione totale di anima e intesa.
Una famiglia perfetta, di colpo la botta mi hai detto una notte con un filo di voce non ti amo più
Il vuoto , il gelo tutto mi è passato davanti il nostro matrimonio volevo strozzarti.
Non l’ ho fatto non potevo , eri comunque l’ uomo che amavo.
Il filo ormai si è spezzato quella famiglia , non esiste più ma il legame c’ è nostro figlio.
Ora per favore la parola amore,, per me non esiste più.
Poco brillante e lo sguardo spento,
l’ostilità del tempo appariscente,
velato e lento il suo nativo acume;
è quel che fu d’una bella donna,
ritrovatasi sola e solamente nonna.
Quasi più nulla della sposa ch’era,
madre esemplare, fine e premurosa.
Pena il capriccio d’un’età distorta:
quarant’anni consumati insieme
e a settanta: io non t’amo più.
Pugnalata all’aorta, la vita cancellata,
come un tornado che s’abbatte giù.
Pulsioni estreme al suon d’una risata,
la confusion dell’anno con un giorno,
il genitor che chiude in buffonata.
Il divenir che manca del contorno
ch’annienta ragion e realtà snatura;
l’illusorio vigore divenuto attacco
che il valore antico trasfigura.
Paradisi di carta e pueril distacco.
Questo è un canto per la delusione,
è il lamento d’un amico affranto,
un tormento offerto all’illusione,
questa è un’ode forte come il pianto.
e penso e leggo...
Figliolo, sono qui, in fronte al mare
e tu, chissà dove sarai!
Solo, vorrei sapere, quali gioie
e quali amori, hai vissuto.
Quanto dolore e quanto odio
hai sopportato e pianto.
Quale altra vita hai condiviso,
consolato e capito.
E se il male ti ha attraversato,
colpito... ma non vinto.
Infine, del mondo, vorrei sapere...
-Ehi pà, che bello il mare, oggi!
Ma, cosa fai?
- No, niente! La stappiamo?
-Che forte! Dai, leggila!
Ti vorrei lasciare, amore e gioia,
per poter ridere.
Vorrei parlarti di dolore e odio,
per saper piangere.
Ti vorrei insegnare a condividere
e consolare, a combattere e perdonare,
a sfuggire il male ma saperlo accettare.
Vorrei un giorno, poter morire,
lasciandoti, un mondo migliore.
-Ma, è una delle tue poesie?
-Sì, diciamo così!
-Forza allora, lanciala!
-Dai, fallo tu!
mentre per la via raccolgo le croci
con le rose che ti hanno coperto.
E fanno ancora male
come la cupa pace della notte
come questa mia poesia
che vive e muore nel tuo ricordo.
Potrei dimenticare il mare
o il sole che mi bacia al mattino
o il sorriso beffardo della luna.
Ma non dimentico le tue parole
o la presenza della tua voce
che chetava i miei tristi momenti
o le carezze prima di andare a dormire.
Quante volte ti ricordo
pur sapendo che tale rimani
e che è un’illusione la tua presenza.
Ma, mi rimarrà sempre addosso
il tuo caro e amato respiro
e ogni cosa mi ricorderà di te
mentre aspetto il tuo bussare
alla mia porta dei sogni.
che per darmi la vita, ha rubato...
l’azzurro del cielo per il color dei miei occhi,
i petali di rosa per darmi morbida pelle,
la forza degli alberi per forgiar le mie ossa,
al vento, il sospiro, per donarmi il respiro
e il canto degli usignoli per la voce.
Il tatto perché la possa accarezzare
e le labbra per assaporare i baci d’amore.
Gambe, per correre fin dove arriva l’infinito
è lì, stanco, potermi sedere così
che con gli occhi possa ogni cosa guardare.
Infine, due possenti braccia
con cui stringer sul mio petto chi amo,
affinché oda il palpitar del mio cuore.
Piccolo mio …
tesoro mio grande
virgulto che s’apre alla vita
e mani grandi proteggono
il tuo corpicino…
sicure e piene di calore!
Piccolo mio…
tesoro mio grande
nato da un grande amore
in un mondo
che ne brama l’essenza…
tal che fiorisca e viva!
Il tuo respiro raccoglie ormai
teneri profumi di vita…
batte forte il tuo cuoricino
e dolcemente…
in questa notte piena di stelle
finalmente giungi a rallegrare
anche l’umano andare!
“PICCOLO MIO” di Caterina DORE – Acrilico su tela – 40 x 50.

taciturno, ponderato, saggio,
con cui ho parlato troppo poco per imparare
il messaggio che ora conosco a perfezione.
L’ho guardato pochissimo quest’Uomo
per non capire che era un paesaggio da scoprire,
eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio;
il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,
quando l’ora si fa scura.
Dalla sua Pace mi consiglia, rassicura
e tace quest’Uomo assente
ma presente in ogni anfratto di me,
suo figlio prediletto.
C’era una volta mio Padre
che col suo silenzio
m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.









