
Quella sera caro padre
c'incoraggiasti a non disperare
pur non avendo certezze
sull'evolversi dell'imminente
sentenza ricevuta
come ad esorcizzare il male
che latente all'aura preziosa
dell'ignara ed amata sposa
in un tintinnio sordo progrediva.
Amaro calice
da noi tutti bevuto all'improvviso
senza averne avuto
il benché minimo preavviso.
Nel tempo
dei tuoi giorni solitari
non avesti più certezze,
in un limbo sconfinato
vivevsti il tuo presente,
e sentore non avesti del futuro
che gravido presentava ancora
dolori ed incertezze.
Dei tuoi giorni più belli vissuti
nei sussurri della giovinezza
quando il divenire
cominciava a prendere forma
[ormai dietro le spalle]
avevi qualche flash
qualche fotogramma
e in quei momenti t'immergevi
come fosse il tuo presente
nelle dolci primavere,
che ti addolcivano come in sogno
la coscienza addormentata...
mi han lasciato fare
ho sbattuto così tanto i piedi
da piccola,
per tutta la vita.
Adesso ferma
è tutto così chiaro
è calmo, la fine della tempesta
quella quiete di cui tutti parlano
come schiaffi
mi svegliano
le loro voci mi seguono,
quasi non le sentivo,
per tutta la vita.
Stavo lì a contare le risate, le sigarette
i bicchieri di ghiaccio stretti tra le mani
ballavo tra le strade, sulle sedie dei bar
ho ballato
per tutta la vita.
Sono sempre rimasti a guardare
in disparte, la mia cornice d'oro
che oggi fisso attentamente
han trattenuto gli squarci
Il mio bel quadro regge ancora
Per loro.
Posso toccarli
ancora abbracciarli
ancora sentirli parlare.
Uscire dal quadro
non ha mai fatto così bene.
Con loro per la prima volta
come sempre
senza dare nulla per scontato
con loro anche se non me ne ero mai accorta.
Abbiamo bisogno di noi
dillo ancora
per tutta la vita
non potrò mai farne a meno
come sempre.
disegna spazio fluido, sorriso
armonico continua senza sosta
e quasi senza fine
s’accende l’occhio ai passi sulle note.
E’ musica il tuo corpo
che danza con la fune
volteggia, salta e atterra nella corsa
s’avvita e poi s’afferra, poi l’abbraccio
ti pare senza sforzo.

sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
DVD compiva cinqu’anni quand’ecco inveire lui:
<Son stufo, me ne vado, non la sopporto più>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<Figlio che fai, c’è il bimbo, esiste un giuramento,
Sacramento di Dio, te ne pentirai, pensaci su!>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
del genitor che fu s’era scordato.
Restai come ubriaco, cieco, tramortito.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato,
la grande mia passione;
occhi color cielo e mare azzurro, volto miniato,
venuto a lenir la delusione
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che ha spazzato via la mia stagione.
in scala all'età ci si racconta sempre per poi saltare al sesso
ma non c'è sesso tra fratelli di un'unica casa e vita
Si chiamava padre il Re di famiglia e madre, Regina
Tutti mi videro ai fragili vetri mostrare sgomento nell'aria mia nuova
e nell'incertezza che andavo vivendo seguivo il dito a croce di un prete
Sei più due, otto
Eravamo.
Il numero giusto che Dio volle per noi perchè noi siamo giusti
di sbagli e medaglie che appesi alle pelli portiamo nel tempo
che sia esso bigio o raggio del giorno e la luna lo sa
T’ho visto sempre simile
tormento d’anima
sposata a mie torture
lo sguardo perso
che ora arde
e ora tace
poi si riaccende
di nuovo
attento alla particola
pronto a difendere
immensità
senza apparente nesso
che invece dentro canta
e tu ne esegui altero
il ritmo e l’armonia
senz’ombra di pensiero vile.
Ho visto inebriarti nel mistero
ho visto
lacrime tue senza materia
asciutte
di tenerezza immane.
Ho visto lunghe mani tese
verso un dolore percepito
mai mosse per colpire.
Ho visto riccioli arruffati
parvenze di disordine
che è ordine complesso
nella precisa mappa cosmica
assente al velo d’occhi crudi.
Ho visto ombre
nere
sgretolarsi nella luce.
Mi è caro tutto
anche l’approccio fisico
le scie peripatetiche
ed il rumore
dei tuoi talloni sul parquet.
T’ho visto oggi uomo
negli occhi gioia lucida
e tutto come ieri
come sempre.
n’esortò e guidò l’adolescenza,
da adulto ne spronò la coerenza,
lo consigliò, subì l’indifferenza
senza alterarsi, senza criticare;
gli insegnò a vivere e ad amare.
Niente intaccò la sua pazienza:
arroganza scusò e noncuranza,
addobbò le strade di clemenza,
donò senza cercar riconoscenza
Fu presenza costante nell’aiuto
lo soccorse minuto per minuto;
fu sostegno, difesa, protezione
mai s’avvilì, né perse la ragione.
Genitore e padre con coscienza,
premura, affetto, onnipresenza.
Più del necessario gli concesse
certo che una luce s’accendesse.
Troppo diede e sperò inutilmente.
I suoi occhi corrose con il pianto
ma il dolor disfece la sua mente.
Sorte crudele di chi ha amato tanto.
![coltivazione-del-melograno_NG3[1].jpg](/images/utenti/Grace_D/coltivazione-del-melograno_NG31_e4a05.jpg)
A febbraio
con i mandorli in fiore
scalpitando venisti alla luce
fra una cascata lucente
di coriandoli e stelle splendenti.
Fosti il mio fiore più bello,
il regalo più caro
donatomi in quel giorno
che il cielo sciorinò
in tutto il suo splendore.
Più tardi mio bambino
ti tenni per mano,
ti presentai al mondo
e t'accompagnai
nel tuo gioioso cammino.
Mi proposi
che tu non smarrissi la strada
da percorrere...
ancor oggi che sei adulto e padre
fai parte della linfa
che scorre nella mia pianta
a cui hai sbocciato
un prezioso fiore profumato.
Forte al seno
trattieni bimbi addormentati
e latte come fiume che scorre
per saziare
madre pura come giglio
nei tuoi occhi veglia il sonno
che non riesci a provare
dal tuo ventre creature sono nate
tra i singhiozzi respirando a fatica
le tue labbra colme di baci
per cullare san di miele e dolci ninne
sei smarrita
e a loro tu ti stringi
trai forza dai virgulti
che con occhi estatici osservano
piccole farfalle le manine
s'aggrappano a te
e ti stringono piu' dei lacci
son cordoni ombelicali
che mai più recidere dovrà
sei amore puro, amore vero
infinito e senza fine né peso
e dai suoi quindici anni se lo modellava.
Glielo portò la sorte e lei gli aprì le porte.
Snobbò tre figli e moglie, i sette lustri in più,
il logico effetto di gelosia e sospetto,
valor di gioventù, di libertà e diletto,
e che l’invaghirsi non era come amarsi
Se pur in gabbie d’oro fu magro que tesoro.
Per la giovinetta il tempo ebbe fretta,
a soli quarant’anni le strappò l’alloro.
Si ritrovò sbranata da nuda libertà,
ed ebbe l’impressione non fosse più realtà.
Meditò parecchio la voglia di rivalsa,
tutto da rifare, nessuna mossa falsa
e consultò lo specchio di tanto tempo fa:
ma non trovò la bella di quel tempo in là.
Si riscoprì disfatta, inutile, inservibile
le sembrò incredibile ma era verità.
La realtà passata l’aveva consumata
ormai il gioco dolce e il peso allor leggero
non le sembrava vero, ma era gravità.
Si rattristò, ne pianse, si ritirò per sempre,
da quel fatal settembre mai si perdonò.
Giorni da inventare
Ma la svolta è dietro l'angolo
Le luci tornano ad illuminare
I vuoti si riempiono
Le difficoltà
Il tempo
L'anima torna
Con i sorrisi
Si ritorna

Ho ancora le tue parole
Che mi echeggiano in testa,
sento ancora la tua voce,
nonna;
e in tutti questi anni,
nessuno è stato
solo come me,
senza di voi,
nonna,
se potessi rivederti,
e non ci lasciassimo più,
quanti rimpianti
e rimorsi,
quante cose vorrei dirti,
e chiederti scusa,
nonna,
pensa a me ,
dove sei.








