Salgo
la collina
dei pensieri scappati.
Perso.
Ho fame
di me.
Non c’eri;
coltivavi
i tuoi campi
di frutti acerbi
e lacrime di fango.
Aspetto.
Il vento
accompagna
le nostre
perplessità.
E altre rondini
sostano sul cavo
sospeso.
Piogge
insultano
lame di luce
taglienti
sulla pelle umida.
È l’ora;
l’aratro lo disse.
Sciabola dorato,
il falcetto
di giugno.
Raccogli
le mie spighe
inquiete,
dopo mietitura.
E tutto sarà
fragranza,
di pane sfornato.
Eccomi a casa.

Commenti