mi ostino a trovare un senso,
mi ostino a continuare a credere
nell'impossibile.
a non voler ascoltare il cervello,
a scavalcare montagne e oceani
pur di non dar retta a lui.
dare un senso all'anima,
vivere di frasi,
e di parole,
che restano impressi in modo indelebile.
di un pensiero.
e scoprire
che posso ancora vivere e sorridere
spogliare la maschera
di me stessa...
Aspettando il freddo dell'inverno
per scaldare il cuore.
Passo a passo.
Ti disegno e ti cancello
con incertezza
ma sembra bello.
Di sicuro non omologato
forse, sconclusionato.
Passo a passo.
Mi invento e mi distruggo
ma non mi pento
se con ansia
oscuro
la felicità che provo a stento.
E rido e piango e urlo
E rido e rido e rido
E soffoco gli spasmi di un’anima
in fiamme.
E ancora, piango e urlo
Ma non rido più.
Io chi sono non lo so più.
Passo a passo.
Le mie labbra si nutrono delle lacrime per tornare a muoversi.
E allora: rido, rido e rido!
Le fiamme mi accendono
strappano ogni lembo di oscurità
che mai più
nella mia anima
dimora troverà.
Riprendo..
Non passo a passo.
Corro, corro forte!
Non mi perdo più,
la mia anima solo potrà
Fiorire.
A volte mi penso
e quando mi penso
mi cerco
e non temo la vita così arida
di sentimento.
A volte mi amo
e quando mi amo
non esigo
non imploro
ma trascino chi nello spreco non dona
chi nella prudenza non rischia
chi nell’amicizia non sana .
E mi stringo
forte , così forte
in un abbraccio senza età ,
senza limiti e senza desideri
da non credere nemmeno
di saper tanto amare .
Invece c’è chi
non ha abbastanza cuore
e nell’ inquietudine
s’occulta e scompare .
mi piovesse
il cielo addosso
lo cercherei
fin dentro
le radici dell'albero
e nella linfa
che scorre nelle sue vene
come un fiume impetuoso
dandogli
il vigore fiero
di guardare sempre in alto.
È dalla e nella terra
che nasce e muore
il cielo.
I silenzi sono più forti di me,
mastodonti mai estintisi del tutto.
Mi sovrastano nell'attimo ribelle
quando al loro posto cerco sonno.
Inizia così la dura processione
e una dietro l’altra le parole in coda
affilano le lettere, le vocali e i suoni
per arrivare pronte alle mie labbra.
Dovrei parlare con me stesso,
raccontarmi l’ultima amarezza
oppure favole, fiammanti favole,
che siano capaci d’addormentarmi.
Mi tiro su dal letto intatto.
Poi, robot, giro un po’ per casa
lisciando un gatto in terracotta,
andando alla ricerca di domani.
Da fuori, l’ambulanza mi consola
insieme all'acqua che ora scende.
I rumori del buio mi vogliono
come quelli del giorno : sveglio.
Calpesto da sola
il linoleum scuro
della metro.
I treni passano veloci
nell’aria smarrita della sua ragnatela
e le storie di ieri
accompagnano i viaggiatori
nella corsa sofferta
di una giornata appena spezzata.
Ascolto le voci distratte…
Raccolgo i pensieri
di chi accanto a me
insegue in silenzio
un sogno segreto.
rosa al tramonto sul mare
luci appena accese...
Sera d'estate...
il ritmo delle onde
accompagna
i miei pensieri
che girano solitari
sotto un cielo diverso...
Domani la luce del giorno
guarderà in faccia le mie paure
e in punta di piedi
racconterà una nuova giornata.
di non aver bisogno di nulla.
Quella sensazione
che mi fa amare
i sogni di una vita.
Mi sorprendo
di quello che sento
nel dolore
di un sorriso forzato
nelle urla nel silenzio.
Nascondo le paure,
respingo le lacrime
che vorrebbero scorrere
come un fiume in piena.
Non erano solo i denti quella mattina a battere,
disperati quanto il cuore: ho guardato
la luce dentro ai tuoi occhi… ho sentito
la vita scivolare via come fosse pioggia.
La tua mano, come un ramo a febbraio, diventare
fredda, e l’ho stretta con l’ostinazione di un bambino.
Ha urlato solo la mia anima… quel grido nella testa
quando viene buio ancora, e senza dar pace echeggia.
Avevi appena imboccato il corridoio giusto, che avevo
già adocchiato la finestra dalla quale saresti rientrato…
La morte mette l’abito elegante a coloro sui quali
punta il dito, lascia cenci da tenere assieme ai vivi.
Ci sono notti che mi sveglio, e getto versi
sulla carta: la mano è come se non mi appartenesse
… se non sapessi che non sono pazzo (o almeno è quel
che sostiene lo psicanalista), direi che sei tu che scrivi.
Sai
quelle giornate
quando la mente
è vuota
di qualsiasi
pur piccolo pensiero
e vorresti
che le parole fluissero
come l’acqua limpida
di un ruscello
libera
di quelle scorie
a violentare
la sua purezza.
Sai
quelle giornate…
io le vivo adesso
guardando
il mio ruscello arido.
Nemmeno un rivolo
una goccia
da poter dissetare
gli uccelli
con il loro canto d’abbandono.
Sai
è tanto triste
un nido vuoto
così la mia mente…
chissà se i pensieri
come gli uccelli
torneranno.




