Non avrei mai voluto
essere un poeta
per non scrivere
con quella frenesia
di raccontare
l’anima a brandelli
cercando poi di ricomporli
per non offendere quel cuore
che d’improvviso può tacere.
Non avrei mai voluto
essere un poeta
per non forgiare le parole
sopra un incudine di fogli
e non fare morire quella fiamma
che arde sotto ad un’emozione.
Non avrei mai voluto
essere un poeta
per non mentire ai miei pensieri
solo per quella forza che hanno
di graffiare anche la pietra.
Per tutto questo
e per molto altro ancora
non avrei mai voluto esserlo.
Avrei magari voluto
essere un menestrello
e cantare
alla polvere dei cortili
e come lei dissolvermi
per non provare quella vergogna
nel denudare i sentimenti.
Era di un azzurro vivo
lo guardavo dalla terrazza grigia
del condominio
rondini, tortore e gabbiani
erano gli ospiti che banchettavano
all’allegro simposio della libertà
guardavo questo tutto ed in esso
volevo perdermi volando anch’io
tra i tetti e tegole lasciando che la terra
marcisse nelle sue costrizioni
occhi chiusi mi tenevano appeso
a quel volo libero
era solo l’immaginazione di un momento
dispersa dall’istantanea della realtà.
Bramano tregua e respiro
queste labbra viziate dall'ardore.
L'anima si lascia corrompere,
arresa... di fronte a questi corpi
avidi di veleno e lussuria.
Sospesi nella penombra della libidine
il cuore non si oppone a questa
impulsiva e ossessionata depravazione,
di un pensiero malsano e contorto...
di un'audace trasfusione di sesso.
Momenti, di un carnale scambio di brividi,
tra stille di sudore, sospiri temerari
e gemiti profondi di beatitudine...
rimangono scolpiti tra le lenzuola che
hanno ancora il marchio indelebile,
della furia di una notte di passione.
da confini sconosciuti
scrutano la nostra vita.
Non ci rendiamo
conto della nostra
precarietà,
se non alla fine.
Stelle che scrutano
cuori, spesso
troppo presi
di sé...
Ogni tanto cadono,
per darci illusioni
d'infinito...
Dissuaderò la notte
che non sa di che dormire
dall’appoggiarti il caldo
dall’inconsueto puzzo
di petrolio misto a farina
col suo respiro corto sul petto
in un greve torpore.
Dal profilo falcato
del quarto di luna
soffia cacao e paraffina
il mangiafuoco, dorme il circo.
Non sono di questa notte
di caldo afoso,
sto qui su un fiato in equilibrio
nei tuoi sogni per aiutarti
a giungere in un poco di riposo.
sembrano fragili eppur tenaci
si dipartono dall'origine della vita
un gomitolo di corde mai sazie
vetuste nelle cavità nebbiose.
A curar i tarli del legno si fa
prima che una visita al buio
piegati gli arti su ferri freddi.
Un ricambio d'aria gioverebbe
come ammissione di sazietà.
Al sole la nebbia s'adagia
sul verde brillante della valle
così il mio corpo adagiato su di te
si risveglia al tuo amore.
Oltre la soglia cinguettii festosi
vanno e vengono intonando
melodiose tonalità
salutando il nuovo giorno.
Ma io resto con te
perdendomi nelle tue braccia
come nuvoletta rosa
persa nel suo azzurro.
E le tue mani leggere
sui miei riccioli ribelli
arrotolati sulle dita
come fili di seta.
E di seta son le coltri
testimoni di sogni e fantasie
nelle notti senza luna e senza stelle
scintillanti di perenne passione.
Ora attendo il tuo risveglio
tra le rose del giardino
faranno da cornice
alle attese del mio sguardo.

Petali di bianco candor e gocce di pioggia a
sospirar su foglie verdi.
Ricordi a sbocciar
nel cuore e tante goccioline a
scoppietar di pianto ed evaporar nel mondo.
Ricordi fra prati valli e boschi a
scivolar su nubi stanche
fin sfiorar il sole,
ed ivi riposar nell'eco
di un dolce canto!
e nella gola trova dimora.
Mi rivesto d'arroganza
trascinando il dolore
in un baratro senza fine.
Sarà tempesta prima o poi...
per occultare le grida del cuore
ed uccidere l'enfasi della rabbia.
Nel silenzio soffoco le parole
che nella testa sono in attesa.
E di maschera mi ricopro ancora
di un finto ed odioso sorriso.
Tutto diverrà inferno nell'inverno.
Quanto è turgida la mia anima
da che indugiasti su quelle ali
che tornarono a volare sull'inchiostro.
Quel nero rivolo che gocciola
sul foglio si anima di vita e respira
mentre ti muovi, donna d’alabastro,
tra le colonne, le traverse sulla scacchiera
dei miei righi in ogni direzione.
Un barlume fievole sulla mia penna, luce
che tituba quasi attrae, commossa
è la visione nella tua mente di me mentre
scrivo… che basta guardare l’alba che piove,
densa come una mancanza per asserire che
siamo circondati da angeli di carne e di ossa.
del mordi e fuggi,
tutto va a rilento
in questi giorni
di isolamento.
Sorridimi ancora,
lascia le tue paure
su sofà bistrattati,
ti sentirai più
forte.
Sorridimi ancora
sotto mascherine
colorate, il corpo
in attesa di baci....
fatti di rami
e radici
E avevo parole
per quel che
taci
Danzavo
amministrando
stili
Con la grazia del cigno
in un vorticoso andare
Col grande pregio
castello e
poi regno
del più grande spregio
Nel dileguo costante
dell'allegro andante
Ho recato doni
a statue
in perenne
afasia
Equivocando
la materia
Confondendo
la magia
Avevo muscoli
fatti di fibre
e atlantiche stanchezze
Tenendo i fili
dell'azzardo del destino
che sposta il cielo
Dipingendolo più vicino





