verdi cespugli rapivano il tuo sguardo
non ancora offuscato dalla tragedia degli anni;
schivo della speranza che ancora
non ti era indispensabile,
di quegli inutili, farseschi momenti
di cui non potrò più privarmi.
La libertà è l'eccitante fulcro della tua vita,
dei tuoi grandi pensieri
che sfuggono alla nostra anormalita'.
Vorrei vivere come te,
dolce fanciullo,
vorrei calare la maschera che mistifica il mio pensiero
che copre il mio vero corpo,
che nasconde il mio vero essere.
Eppure è solo dietro di essa
che carpisco gli ultimi sibili di speranza
gli unici cenni esasperati che mi permettono di sopravvivere.
Dietro le tue intelligenti urla,
gemiti sordi e violenti
il tuo muoverti incomprensibile,
nulla deve essere nominato.
Vorrei strisciare sull'erba e sporcarmi di verde,
fare pipi' sulle mura del castello,
sputare in faccia a tutti il cibo che vogliono farmi mangiare
e che io non voglio.
Vorrei immergermi nella tua infantile voglia di vivere
nella tua sincerità né pacchiana né teatrale,
vorrei essere un fanciullo come te
umile filosofo, piccolo sapiente.

Furono attimi a sfiorar pensiero
ove perdei l'emisfero quel vortice
di assenze ad incontrar presenze.
Attimi statici e vagabondi,
estensione d'immemore
passaggi esistenziali.
Attimi parlanti in
solitarie armonie,
musiche assordanti
senza intonar canzoni,
parole dette e ripetute in
discorsi attoniti e frangenti rime.
Furon sensazioni a deragliar strada e
sensazioni a portar sul solito sentiero.
Ah furono e pensai che durassero una vita,
ma han svilito i colori, son fuggite
il tempo è stato duro e
temprato di ragioni ove
ad attimi fluenti ivi sorrisi!
Mi sono sentito sempre al sicuro
in una stanza in disordine piena
di fogli che s’agitano alla brezza e matite,
fin quando mi sono accorto
che tutte le cose più importanti
della mia vita si sono intristite
o rotte senza far mai lo stesso rumore.
Ora osservo il silenzio…
Mi hai insegnato che è una fuga
verso un luogo che solo tu conosci, dove
rimetti ordine ai miei giorni rappezzandoli
con la stanchezza di ogni tua ruga.
Chiamatemi scrivente, se volete,
ma è da un po’ che sto tracciando
fattezze non del tutto sconosciute.
Col nero della mina
ottengo luci ed ombre del suo volto
e vado ad affinarne l’espressione
per riprodurla come io la sento.
Al fin manca qualcosa,
l’impronta d’una tinta più adatta
a farmela vedere nel momento
in cui mi assale senza darmi tregua.
Stenderò un colore
diverso dall'azzurro dei poeti,
dal verde di speranze ingannatrici,
dal bianco delle notti pur amiche.
Donna Malinconia,
se ancor così nel cuore mio indugia,
non mi ritroverà impreparato.
In un baleno io la individuerò.
si affievoliscono.
Cerco il tuo sorriso
per far brillare questa giornata
e poter credere ancora
nel potere dell'amore,
nel potere della poesia,
e sognare ancora
Oltre le prove
e resistere
alle tempeste dell'ispirazione
e piangere
senza sapere
il dolore
e la gioia dell'amore.
Liberi di guardare l'alba
dietro un cielo azzurro
che sa di tristezza
nell'immenso cielo silenzioso
sfuma l'orizzonte
ondeggiano si inseguono
le nuvole
arrivando
come il deserto
nella vita.
Gioventù
I vecchi tempi,
non tornano,
i bei tempi,
quando il sole di maggio,
ti carezzava la pelle,
quando sentivi odore di mare
e sale,
e passeggiavi nel lungo mare,
gioventù.
Tanti ricordi
Corpo sano
Mente tranquilla,
adesso invece sei canuto
e incazzato,
gioventù che non ritorni da me,
non ritorni.
E tu già venti ed eri di tutti
Facevi l'amore al chiaro di luna
O mentre pioveva
Mi ricordo avevo dieci anni
E tu già venti e sorridevi di più
Ora io ho dieci anni di più
E tu mi guardi dal tuo balcone
Vieni- coraggio- vieni su
Così dicesti quel giovedi
Otto rampe di scale ed eccomi qui
Tu già nuda davanti a me
Mi porgi la mela e mi offri il caffè
Ora tu hai già dieci anni più di me
Raccogli i gerani ne fai Buquet
Baciami dai, dicevi baciami qui
Ho tempo- fai con calma...
E il tempo passava e le tue labbra sudavano
E niente di più...
Improvvisi
Che mi rasserenano
Di vecchi temporali che ho amato
Il più originale
Sono stato me stesso
Tranquillamente irrequieto
Ho cullato le nuvole nuove
Nostra Signora dei Turchi
Col sorriso
Beffardo si è invaghito di me
Ed io
Ho soltanto stretto tra le braccia
Capelli d'oro
Resta il ricordo
Di domani
impazzito aprono ferite
che sanguinano.
La piccola guerriera
combatte in un mondo chiuso.
Cambiando se stessa al
volere di altri.
Si trasforma come il vento
impazzito in una giornata
di sole splendente.
Scuote la foresta
spaventa la vita
che vuol cambiare luce.
Un sorriso
inizia a vincere
la battaglia.
La ferita dell'arco
non sanguina più
la piccola guerriera
sorride di nuovo.






