con le orecchie nel cuore:
-gli alberi mi prendono per mano-
ascolto
la voce vellutata degli abeti
la voce profonda delle querce
il maestoso pulsare dei pini
sussurrare le viole.
Oceani di latte e di sole
la natura in fiore che canta
un inno d'amore primitivo.
Il silenzio s’indora d’ocra
in un tramonto di pace che accheta.
Saranno tappeti di piogge mogie
sulle ore di questo autunno
che già si stende, ma quest’aria
sa ancora di mare, anche se tace.
Solo la mente mugola, gorgoglia
si abbevera alla fonte dei ricordi.
Piedini tuffati sull’oro dei chicchi
vocine stridule a riempire
spazi tra i filari.
Giorni agghindati di favola, magia
nei colori d’arancio e d’ambra.
Tempo di vendemmia,
ancora il settembre dorato
e l’eco nella sera,
lo scricchiolio di foglie
e ricordi un po’ ingialliti, nell’anima….
È come se perdesse vigore
- il sole -
che insiste a voler entrare
tra rami spogli e chiome ingiallite.
Rimane però nell'aria il tepore,
quel tenue tocco di verde eccedente
che mi accompagna,
- quando ne ho voglia -
ad essere suddito di primavere.
È solo autunno la foglia che cade,
malinconia del tempo e del cuore.
Di astri o sorrisi, nessuna eclissi!
*
In me un desiderio
d'essere natura,
una pozza d'acqua
che raccoglie la vita.
Carezzo i fili d'erba
come una madre
pettina i figli suoi.
Lo scricchiolio dei rami
è un coro di voci
non di lamenti supplici.
Ascolto i sussurri
della timida primavera
nei raggi del sole.
Sono sempre io
a godere del cielo
che copre la mia vita.
Ad avanzar allegria un
musico di stormi in cielo
concerto autunnale.
Foglie al vento a fluttuar lievi,
posar inermi sul selciato, ed
allegri stridolii ad invader lo spazio e
una tortorella su rami spogli canta.
Ambrati colori e paesaggi ad
osannar l'autunno
stagione ad inondar fluide immagini.
Oh Ottobre d'amor seguirti ed inseguirti e
ceste d'uva a riempir le tine,
campi di zucche da gustare e
succose mele nelle ceste.
Rosolio tempo che ogni anno
m'invitavi a viver il breve tempo e di
ogni minuto farne ore,
pensier fra vento e pioggia il cuore t'ascolta.
Autunno t'aspetto quest'anno
per viverti come ogni anno...
di tanta bellezza vedendo ogni forma e colore
di vari tramonti ed albe
nei ricordi di una canzone
Passeggio e volteggio
sorrido di tanta allegria
le luci illumina il nostro percorso
la vita è un soffio
amare è bellissimo
basta poco fare felice una persona
resteremo sempre giovani
la luna splende
ma anche i nostri
sorrisi
Sono venuta al mondo non per mia scelta.
D’estate, in un casale in aperta campagna.
Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto
e né oltre misura caldo alle calcagna.
Ho perso il mio compagno nell’unica notte
di canicola in un pianoro colmo di ristagni
…ora prenderò a puncicare i dimoranti
non per diletto, ma per connaturali bisogni.
Per poi tornare un’ultima volta ad affidare
le larve a quella brulla piana poco distante,
prima d’abitare le sponde dell’Acheronte.
Nella bella estate orfana del caldo stagnante.
Mi lascio alle spalle questa notte
all’addiaccio, dove lo Scrivia incontra
una conca per sentirsi piccolo
come il fiato corto dentro a una bugia.
Nel crèmisi del cielo di una spremuta
di tre arance starò bene, ma non subito.
Così aspetto, di vederci dentro la solitudine
che si prende spasso di me con la giocoleria.
e all'arrivo dell'autunno,
si lasciano trasportare
dal vento spietato.
Siamo foglie cadute,
seccate dal caldo,
bagnate dalla pioggia
e corrose dal tempo.
Spesso dimenticate
qualche volta ricordate,
lasciate lì...
in quella terra che ha dato vita,
in quella stessa terra,
dove si adageranno
per il loro ultimo viaggio.








