Alternanze casuali di endecasillabi e ottonari, con rime senza schema.

Illanguidisce questa vita mia
in profondo smarrimento,
non più traccia di gioia nel lamento
lungo un ostico sentiero
senza contezza aver di dove sia
tra i meandri del pensiero
la stella da seguire nella notte,
mentre il mondo sen va per le sue rotte
in un mare di sangue d’innocenti
ove far guerre tribali,
latitanti i tribunali,
senza voce i poeti dei perdenti
senz’ascolto la voce dei credenti.

Patetici i maestri del pensiero
che rifletton sull’uomo e il suo mistero:
Certo è stata creazione.
No davver, fu evoluzione.
Chi iniziò tal magistero?
C’è chi afferma, chi nega, chi rinnega,
e intanto il mondo in mar di fuoco annega,
chi crede al Santo Padre, chi a un guerriero
chi dice “chissenefrega”.

Eppur c’è una questione ineludibile
ch’è pur quella irrisolvibile:
c’è un progetto divino in tutto questo?
Ci sarà premio o condanna?
Davver da un dio ci fu dettato un testo?
Davver fu consegnato a chi si scanna?
D’amore o degli eserciti è quel Dio
cui ben tre religioni pagan fio?
O fu solo inventato dagli umani
a scopi di potere o di pietà?

Leviamo pure al ciel le nostre mani
ma a credere in un Dio sono restio,
disperante è la realtà
ove sol vedo dèi degli uragani,
senza speme è quel desio,
creammo un dio sperando un aldilà
ove un ciel aver domani
ché l’oggi della terra è dei caimani.

Invecchiato e solingo in questa stanza
lontano me ne sto, apò-stasìa,
non ho fede né speranza,
carità fu mia sola liturgia,
una lunga umana militanza
ed or sol mi rifugio in poesia.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Commenti  

ioffa
# ioffa 03-05-2025 00:28
In merito al contenuto, non mi soffermo più di tanto, sostanzialmente è notorio che noi due la pensiamo in modo molto simile, certo non più con il determinismo laplaciano che comunque ha ancora il merito di aver tentato di lavar via dalla scienza le superstizioni varie ma di cui poi andando oltre, tra quantistica indeterminazione e loop spaziotemporali finiti ma sconfinati alla Hawking, insomma abbiamo capito i limiti; certo noi siamo in un'area in cui a livello di superstizioni metafisiche domina una delle più feroci, quella del trittico degli abramitici, malvagi e spietati.
Più interessante invece osservare la veste poetica: è insolita, decisamente insolita l'associazione di versi in metri pari e metri dispari, come in questo caso, ottonari perfetti intercalati tra endecasillabi perfetti… fa uno strano effetto in lettura, il ritmo è contemporaneamente preciso e mutevole. Da risperimentare, ché non è male (l'ortodossia invece sconsiglia da sempre di mischiare pari e dispari, ma alla fine i dogmi son solo limitazioni che procedendo con preparazione e coscienza si può tentare di superare).
Sisifo Gioioso
+1 # Sisifo Gioioso 03-05-2025 10:30
Grazie Ioffa. Ho scritto diversi testi con questo schema formale che così attentamente commenti. E' uno schema che dà ampia libertà compositiva, senza penalizzare ritmi e armonie, senza sembrare rigidamente costruito. E' una specie di terra di mezzo che ho inizialmente utilizzato per recuperare vecchi testi di giovinezza in versi liberi senza doverli stravolgere. Ma l'ho poi estesa a testi a forte componente lirico-intimistica, dove era importante non avere troppi vincoli. Questo è un testo apparentemente più filosofico che lirico, ma forse proprio per questo necessitava, già nella prima stesura pubblicata, di ancor maggiore libertà.

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